Singapore è uno dei Paesi più multiculturali al mondo e la convivenza tra comunità diverse è da sempre uno dei temi sui quali il Governo mantiene particolare attenzione. Da martedì 15 settembre entra in vigore il Maintenance of Racial Harmony Act (MRHA), la nuova legge pensata per rafforzare gli strumenti a tutela dell’armonia razziale e della coesione sociale nel Paese.
La legge era stata approvata dal Parlamento il 4 febbraio 2025 e riunisce in un unico quadro normativo diverse disposizioni già esistenti, introducendo allo stesso tempo nuovi strumenti per intervenire quando comportamenti o contenuti rischiano di creare tensioni tra le diverse comunità presenti a Singapore.
Cosa prevede la nuova legge
Uno degli strumenti principali introdotti dal Maintenance of Racial Harmony Act è la possibilità per il Ministro degli Interni di emettere dei restraining orders nei confronti di persone che producono, diffondono o comunicano contenuti considerati dannosi per l’armonia razziale.
Un ordine di questo tipo può, per esempio, impedire a una persona di continuare a diffondere determinati contenuti e obbligarla ad adottare le misure ragionevolmente necessarie per renderli non più accessibili al pubblico a Singapore.
Non si tratta comunque di un potere privo di controlli. Gli ordini emessi vengono sottoposti al nuovo Presidential Council for Racial and Religious Harmony, che li esamina e formula una propria raccomandazione prima della decisione finale del Presidente.
Non solo sanzioni
Un aspetto interessante della nuova normativa è l’introduzione della Community Remedial Initiative.
Per alcune violazioni meno gravi, invece di procedere direttamente per via giudiziaria, potrà essere offerta alla persona coinvolta la possibilità di rimediare attraverso attività rivolte alla comunità interessata.
L’idea è abbastanza semplice: quando possibile, non limitarsi a punire un comportamento, ma provare anche a ricostruire il rapporto con la comunità che ne è stata colpita. Chi completa con successo questo percorso può evitare il procedimento penale per quella specifica violazione.
Maggiore attenzione anche alle influenze straniere
La legge introduce inoltre nuove regole per alcune organizzazioni legate a specifiche comunità razziali.
Circa 300 associazioni di clan e organizzazioni imprenditoriali saranno progressivamente designate come “race-based entities” e dovranno rispettare determinati obblighi di trasparenza, tra cui la dichiarazione di finanziamenti e affiliazioni provenienti dall’estero.
L’obiettivo dichiarato dal Ministry of Home Affairs è ridurre il rischio che soggetti stranieri possano utilizzare organizzazioni locali per influenzare o alimentare divisioni all’interno della società singaporiana. I primi obblighi di reporting per le organizzazioni interessate sono previsti per aprile 2028.
Nasce un nuovo Presidential Council
Con l’entrata in vigore della legge inizierà anche il mandato del nuovo Presidential Council for Racial and Religious Harmony, che sostituirà il precedente Presidential Council for Religious Harmony.
Il nuovo organismo sarà composto da 12 membri provenienti dalle principali comunità razziali e religiose di Singapore, oltre a persone con esperienza nel servizio pubblico e nelle relazioni comunitarie.
Il Consiglio avrà il compito di fornire pareri sulle questioni che riguardano l’armonia razziale e religiosa e avrà, come abbiamo visto, anche un ruolo di controllo sui restraining orders previsti dalla nuova legge.
Perché Singapore introduce questa legge
Per chi vive qui da qualche tempo, l’attenzione che Singapore dedica a questi temi non è certo una novità.
Cinesi, malesi, indiani, eurasiatici e una numerosa popolazione internazionale convivono in uno spazio molto piccolo, con religioni, culture e tradizioni profondamente diverse. Il mantenimento di questo equilibrio viene considerato una componente essenziale della stabilità del Paese.
Singapore dispone già dal 1990 del Maintenance of Religious Harmony Act, dedicato alla tutela dell’armonia religiosa. La nuova legge applica un’impostazione simile alle questioni razziali e consolida in un unico quadro normativo diversi strumenti già presenti nell’ordinamento.
Vale la pena sottolineare anche un dato: strumenti di questo genere non significano necessariamente un loro utilizzo frequente. Durante il dibattito parlamentare del 2025 era stato ricordato che, nonostante il Maintenance of Religious Harmony Act esista da oltre trent’anni, fino ad allora non era mai stato necessario utilizzare i restraining orders previsti dalla legge.
Il principio seguito da Singapore sembra quindi essere soprattutto preventivo: stabilire con chiarezza quali siano i limiti e avere gli strumenti per intervenire nel caso in cui vengano superati.
Dal 15 settembre, questo approccio viene esteso e rafforzato anche sul fronte dell’armonia razziale, in un momento in cui social media, disinformazione e possibili interferenze provenienti dall’estero possono rendere molto più rapida la diffusione di contenuti capaci di creare tensioni tra comunità diverse.
Fonte: Ministry of Home Affairs