Com.It.Es Singapore: la Presidente risponde. Il limbo confermato, la CLG dismessa, e le domande che restano aperte

Il 7 aprile si è tenuta una call del Com.It.Es di Singapore, convocata dopo che la notizia del possibile scioglimento aveva già cominciato a circolare per passaparola. All’indomani di quella call, avevamo inviato dieci domande alla Presidente Cecilia Sava (nella foto), promettendo di pubblicare le risposte integralmente, senza tagli.

Le risposte sono arrivate. Le pubblichiamo qui, verbatim, all’interno delle sezioni tematiche del nostro articolo originale. Alcuni punti si sono chiariti. Altri, al contrario, hanno aperto interrogativi nuovi.


Non c’è scioglimento. C’è il limbo.

Il primo punto, il più importante: non esiste (ancora) un decreto di scioglimento del Com.It.Es di Singapore. Non c’è un atto ufficiale che chiude il comitato. Quello che è successo è diverso, e per certi versi peggio.

L’Ambasciata ha riscontrato che lo statuto della Society registrata al ROS è incompatibile con la normativa italiana. La procedura di registrazione è stata di fatto annullata. I fondi erogati al Com.It.Es sono stati richiesti indietro dall’Ambasciata.

Ma il Com.It.Es formalmente esiste ancora. I consiglieri, nominati per decreto consolare, risultano ancora in carica. Nessun decreto li ha rimossi. Il risultato è un limbo: il comitato esiste ma non può operare. Ha un presidente ma non ha soldi. Ha consiglieri ma non ha una veste giuridica. Non è vivo e non è morto.

Abbiamo, quindi, chiesto chiarimenti alla Presidente Sava:

1. Presidente, può chiarire alla comunità qual è lo stato attuale del Com.It.Es? Si è parlato di scioglimento, ma risulta che non ci sia un decreto ufficiale. Qual è la situazione esatta?

(SAVA) Con l’Assemblea del 7 aprile, il Com.It.Es ha superato la fase di incertezza che ha caratterizzato questi ultimi mesi.

È stato chiarito in sede Assembleare lo scorso 7 Aprile dal dottor Fabio Conte, Vice Capo Missione dell’Ambasciata d’Italia a Singapore, che non è stato emesso dal MAECI un decreto ufficiale di scioglimento dell’ente italiano Com.It.Es. Ci è stato invece chiesto di procedere alla cancellazione dell’associazione Com.It.Es registrata a Singapore presso il ROS, che rappresenta un aspetto distinto rispetto all’esistenza dell’ente Com.It.Es costituito ai sensi della Legge n. 286 del 23 ottobre 2003.

2. Il Com.It.Es è quindi ancora formalmente in essere? I consiglieri sono ancora in carica?

(SAVA) Si, il Com.It.Es è formalmente in essere, e i Consiglieri sono quindi ancora in carica. In assenza di un decreto di scioglimento del MAECI, questa risulta essere la lettura più coerente del quadro normativo. Resta tuttavia il fatto che, ad oggi, il Com.It.Es non è operativo, in attesa di determinazioni da parte delle autorità competenti sull’operatività e sulle modalità di gestione dei fondi. Il percorso ROS era stato intrapreso in buona fede per dare legittimità e operatività locale al Comitato, ma si è successivamente rivelato incompatibile con la normativa italiana. Il tema è quindi di natura giuridica e non riconducibile a una singola scelta tecnica.

Il limbo, dunque, è confermato. Il Com.It.Es come ente italiano resta in piedi, ma la Society locale sparirà. E quello che resta, un comitato formalmente in carica ma non operativo, è esattamente la configurazione che avevamo descritto. Non dissoluzione. Limbo.


La questione dei fondi: una “restituzione” che non è una restituzione

Dalla call era emerso che i fondi erogati al Com.It.Es erano stati richiesti indietro dall’Ambasciata, in quanto il comitato non aveva raggiunto lo status di entità operativa. Una situazione spiacevole per tutti, che evidenziava quanto fosse urgente trovare una soluzione al problema della registrazione prima che si arrivasse a questo punto.

3. L’Ambasciata ha chiesto la restituzione dei fondi erogati. Come mai erano stati erogati prima che il Com.It.Es fosse registrato come entità operativa?

(SAVA) I fondi erogati sono pubblici e sono stati assegnati secondo le regole italiane, in quanto i Com.It.Es sono a tutti gli effetti organismi italiani che fanno parte del sistema di rappresentanza della collettività italiana all’estero. In assenza di un decreto di scioglimento, il termine “restituzione” non appare quindi corretto: i fondi “restano” nella disponibilità del Com.It.Es, ma vanno “mantenuti” sul conto dell’Ambasciata invece che sul conto del Com.It.Es intestato al Presidente e al Tesoriere, come da iniziale autorizzazione. Questa decisione appare condivisibile perché, nell’attuale contesto, risponde all’esigenza di garantire la compatibilità operativa nell’ambito normativo locale oltre ad evitare implicazioni fiscali e finanziarie a carico dei singoli Consiglieri. È inoltre in linea con quanto avviene in altri paesi, dove i fondi del Com.It.Es sono gestiti sul conto dell’Ambasciata proprio in assenza di un inquadramento giuridico locale definito.

La riformulazione è significativa: non restituzione ma custodia. Funzionalmente, però, il risultato è lo stesso. Il Com.It.Es non gestisce direttamente i propri fondi. Resta, peraltro, una domanda aperta, non retorica: in quali altri paesi funziona così? Se esiste un modello consolidato di Com.It.Es che operano senza registrazione locale e con i fondi custoditi dall’Ambasciata, quel modello andrebbe nominato esplicitamente. Altrimenti, Singapore si ritrova a sperimentare una formula di fatto, senza un template chiaro a cui riferirsi.


Lo statuto incompatibile: un problema noto da anni

L’Ambasciata ha giudicato lo statuto incompatibile. Ma questo non è una sorpresa per nessuno. Il conflitto tra il Societies Act di Singapore (che richiede una maggioranza di cittadini singaporeani nel board) e la legge italiana 286/2003 (che richiede che tutti i membri siano cittadini italiani) era noto fin dal 2022. Era stato segnalato formalmente nei verbali. Le obiezioni erano state messe a registro.

Le domande a questo punto sono due. Se l’Ambasciata sapeva che lo statuto era incompatibile, perché non ha chiesto di modificarlo? Perché non ha suggerito percorsi alternativi? Perché non ha fornito linee guida? E se invece questi rilievi sono stati fatti, perché non si è agito di conseguenza?

4. L’Ambasciata ha riscontrato che lo statuto è incompatibile con la normativa italiana. Se il problema è lo statuto, perché non è stato chiesto di modificarlo invece di fermare tutto?

(SAVA) Non si tratta di un problema limitato allo Statuto. Il punto è più ampio: il modello dei Com.It.Es previsto dalla legge no. 286/2003 non è pienamente compatibile con i sistemi locali, incluso quello di Singapore. La Legge italiana, infatti, non prevede la registrazione del Com.It.Es come entità giuridica locale. La registrazione è eventualmente una scelta operativa, che va valutata in relazione alla compatibilità con il quadro normativo del paese ospitante. In questo senso, il percorso intrapreso ha evidenziato una criticità di compatibilità giuridica che non è risultata superabile.

5. L’Ambasciata ha fornito indicazioni, linee guida, o suggerito percorsi alternativi per arrivare a una registrazione conforme? Se no, la presidenza li ha richiesti?

(SAVA) C’è stato un dialogo continuo con l’Ambasciata. Il 30 marzo scorso ci è stato formalmente richiesto di cancellare l’associazione registrata presso il ROS per incompatibilità con la Legge 286/2003. Su questo punto, l’Assemblea del 7 aprile ha deliberato di procedere come richiesto.

Quello che resta da definire è il quadro formale dal lato italiano: in particolare, che, in assenza di un decreto di scioglimento del Com.It.Es, si renda opportuno un chiarimento da parte dell’Ambasciata sia in merito alla possibilità per l’attuale Com.It.Es di proseguire l’attività, sia allo svolgimento di nuove elezioni a fine 2026, una volta completata la chiusura dell’associazione registrata al ROS e definita la gestione dei fondi tramite l’Ambasciata stessa.

La lettura della Presidente sposta il problema: non è lo statuto, è il modello stesso della Legge 286/2003 che non si adatta al quadro giuridico di Singapore. È un’affermazione che, se vera, ha conseguenze strutturali ben oltre il caso singolo, e su cui torneremo nella chiusa.


La CLG, un’alternativa dismessa

E soprattutto: perché la presidenza e la maggioranza del Com.It.Es non ha preso seriamente in considerazione la Company Limited by Guarantee, registrata all’ACRA, che avrebbe risolto il conflitto normativo? La CLG è la stessa forma giuridica utilizzata da decine di organizzazioni internazionali a Singapore. Basta un solo director residente, qualunque tipo di pass. Registrazione in giorni. Questa alternativa era stata proposta fin dal 2021 e non è mai stata percorsa.

6. La CLG all’ACRA è stata proposta come alternativa fin dal 2021. È la stessa forma giuridica utilizzata da decine di organizzazioni internazionali a Singapore. Basta un solo director residente, qualunque tipo di pass. Registrazione in giorni. Perché non è mai stata percorsa questa strada?

(SAVA) La Company Limited by Guarantee era una possibile soluzione locale. Tuttavia, anche questa forma giuridica presenta criticità di compatibilità con l’impianto della Legge 286. Il tema non è quindi la semplicità della soluzione, ma la sua sostenibilità istituzionale. Allo stato attuale, tale compatibilità non appare sussistere.

7. La maggioranza ha intenzione di lavorare a una nuova registrazione conforme? Intende percorrere la strada della CLG, visto che sembra l’unica via rimasta, o il Com.It.Es resterà in questo limbo indefinitamente?

(SAVA) Il futuro assetto del Com.It.Es dipende dalle decisioni delle autorità italiane competenti e dalla possibilità di individuare una soluzione che sia compatibile sia con il quadro giuridico italiano, che con quello locale. Per quanto mi compete, ho indicato al punto 5) quale potrebbe essere, a mio avviso, un possibile percorso, tenendo conto di quanto avviene presso altre sedi estere.

Qui la risposta merita scrutinio. La CLG risolverebbe esattamente il problema principale che ha affossato la Society al ROS: può avere un board interamente composto da cittadini italiani, senza l’obbligo di maggioranza singaporeana imposto dal Societies Act. La compatibilità con la Legge 286/2003, che richiede che tutti i membri del Com.It.Es siano cittadini italiani, sembrerebbe pienamente garantita.

Dove sta, allora, la “criticità di compatibilità”? La risposta non lo specifica. E “sostenibilità istituzionale” è una formula che, senza ulteriori argomenti tecnici, resta generica. Non lo diciamo per polemica, ma perché la CLG era, e a nostro avviso resta, la strada più concreta per dare al Com.It.Es una veste giuridica locale. Se davvero non è praticabile, servono i motivi tecnici puntuali: quale norma della Legge 286 è in conflitto con quale caratteristica della CLG.

La risposta al punto 7, poi, sembra più un’attesa che un’iniziativa. Il futuro “dipende dalle decisioni delle autorità italiane competenti”. Ma il Com.It.Es è un organismo rappresentativo. Ha il dovere, prima ancora che il diritto, di proporre soluzioni e di spingere perché vengano adottate.


L’Ambasciata e le elezioni

Durante la call era emerso che l’Ambasciata ritiene che le prossime elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es potranno tenersi a Singapore solo “se ci saranno le condizioni di operatività”. Chi stabilisce queste condizioni? Come si creano? Non era chiaro. Quello che era chiaro era la logica circolare: senza registrazione conforme non ci sono le condizioni, senza elezioni non c’è un nuovo comitato che possa lavorare alla registrazione, senza comitato non c’è registrazione.

Il MAECI ha stanziato 14 milioni di euro per il rinnovo dei Com.It.Es nel mondo nel 2026. Le altre comunità italiane si preparano a votare. Singapore rischia di restare esclusa non per colpa dei cittadini che hanno votato nel 2021, ma per l’incapacità di chi avrebbe dovuto rendere operativo il comitato che quei cittadini avevano eletto.

8. L’Ambasciata ha dichiarato che le prossime elezioni ci saranno solo “se ci saranno le condizioni di operatività”. Chi stabilisce queste condizioni? E come si creano senza dare la possibilità a un nuovo comitato di provarci?

(SAVA) Le condizioni di operatività sono definite dal MAECI insieme all’Ambasciata. A mio avviso, queste includono: la cancellazione della registrazione ROS e la gestione dei fondi tramite l’Ambasciata. Ciò detto, sono ragionevolmente ottimista sull’andare alle elezioni ed avere un nuovo comitato.

9. Non ritiene che bloccare le elezioni sulla base di una sola esperienza, per giunta mal gestita, sia penalizzare la comunità per errori non suoi?

(SAVA) Comprendo e condivido la preoccupazione della comunità. Il blocco delle elezioni rappresenterebbe certamente una penalizzazione per la comunità italiana, che merita una rappresentanza piena ed efficace. Definire il percorso come “mal gestito” rischia di semplificare eccessivamente una situazione che si è rivelata, nei fatti, complessa anche sotto il profilo giuridico e istituzionale. È verosimile ritenere che, con una maggiore esperienza e con un inquadramento più chiaro fin dall’inizio da parte di tutti gli attori coinvolti, si sarebbe potuto evitare un percorso così articolato. Le decisioni sulle elezioni non dipendono tuttavia dal Comitato uscente, ma dalle autorità italiane competenti, che devono verificare la presenza delle condizioni necessarie. Allo stato attuale non sembrano emergere elementi ostativi ulteriori a quelli da me indicati al punto 8) allo svolgimento delle elezioni.

Su questo fronte la Presidente è più rassicurante di quanto la call lasciasse temere. Le “condizioni di operatività” che sembravano un ostacolo circolare vengono ora identificate in due elementi concreti e in corso di attuazione: la cancellazione della registrazione ROS (già deliberata il 7 aprile) e la gestione dei fondi tramite l’Ambasciata. Se questa lettura è corretta, lo scenario peggiore, Singapore esclusa dal rinnovo del 2026, appare meno probabile di quanto emergesse dieci giorni fa.

Resta, tuttavia, un margine di incertezza: le decisioni finali spettano al MAECI e all’Ambasciata, e la Presidente stessa sottolinea che serve un chiarimento formale dal lato italiano.


La rappresentanza di una comunità

10. La comunità di 4.000-5.000 italiani a Singapore rischia di restare senza rappresentanza e di essere esclusa dal rinnovo dei Com.It.Es nel mondo nel 2026. Cosa intende fare la presidenza per evitarlo?

(SAVA) Garantire la rappresentanza della comunità italiana a Singapore è fondamentale. Questo richiede una soluzione stabile e giuridicamente corretta, anche alla luce dell’esperienza maturata in altri Paesi. In sintesi, e per quanto sin qui detto, resto fiduciosa che, con spirito costruttivo e collaborazione istituzionale, si possa arrivare a una soluzione coerente e sostenibile nell’interesse della nostra comunità, così come fatto in tutti gli altri Paesi dove opera un Com.It.Es.


E adesso?

La situazione, dopo le risposte, è più chiara di quanto fosse all’indomani della call, ma non meno problematica nella sostanza.

Il Com.It.Es formalmente esiste, ma non opera. I consiglieri sono in carica, ma il comitato è in attesa. La Society al ROS verrà cancellata. I fondi sono custoditi dall’Ambasciata. Le elezioni del 2026, stando alla Presidente, dovrebbero potersi tenere regolarmente.

Ma il nodo strutturale resta aperto. E si è anzi fatto più stringente.

Prima questione. Se la Society al ROS non funziona e la CLG, secondo la Presidente, neppure, qual è la strada praticabile verso una veste giuridica locale? Restare indefinitamente senza inquadramento, con i fondi custoditi dall’Ambasciata, è soluzione di emergenza o modello permanente?

Seconda questione. Chi lavora concretamente alla soluzione? La Presidente rimanda alle autorità italiane. Ma un Com.It.Es è un organismo rappresentativo, non un ufficio in attesa di istruzioni. Ha il compito di proporre, non solo di recepire.

Terza questione. Quali sono, esattamente, gli “altri paesi” citati come modello? Sapere quali sono, come operano, e con quali limiti aiuterebbe la comunità a capire in quale direzione stiamo andando.

Quarta questione, la più politica. Se davvero il modello previsto dalla Legge 286/2003 non è pienamente compatibile con i sistemi giuridici di paesi come Singapore, come la Presidente afferma nella risposta al punto 4, questa è una questione strutturale che va oltre il caso locale. Meriterebbe un intervento normativo a livello italiano. Qualcuno, dentro o fuori il Com.It.Es, lo sta sollevando con chi può affrontarlo?

Perché se la volontà c’è, la strada esiste. Ma il tempo stringe. E ogni giorno di inerzia è un giorno in meno per evitare che 4.000-5.000 italiani a Singapore restino senza rappresentanza: non per un decreto, non per una decisione esplicita, ma per l’incapacità di agire di chi avrebbe dovuto farlo.

Continueremo a seguire la questione.


Questo articolo è il seguito di “Com.It.Es Singapore Sciolto: Cosa è Successo, Cosa si Poteva Fare, e Cosa ci Perdiamo“, pubblicato su Comunità Italiana Singapore.

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