Elezioni COMITES 2026 a Singapore: un fallimento che viene da lontano

Le elezioni per il rinnovo del COMITES di Singapore, previste per dicembre 2026, non si terranno.

Il 6 ottobre l’Ambasciata d’Italia a Singapore ha comunicato che, con decreto consolare del Capo della Cancelleria, è stata dichiarata la “non procedibilità” dell’elezione dei componenti del Comitato degli Italiani all’Estero per la circoscrizione consolare di Singapore. 

Dietro questa scarna formula burocratica c’è però una situazione che merita qualche riflessione, perché questa volta non siamo arrivati neppure al punto in cui gli elettori potessero scegliere chi votare. Il processo elettorale si è arenato prima, nella fase di presentazione delle liste, perché non è stato raggiunto il numero di sottoscrizioni necessario per consentirne la presentazione.

La legge prevede infatti che, nelle circoscrizioni che vanno da 3.000 a 50.000 cittadini italiani residenti, una lista debba essere sostenuta da almeno 100 elettori. I sottoscrittori devono possedere i requisiti previsti, risultare negli elenchi elettorali della circoscrizione, non possono essere candidati e non possono sottoscrivere più di una lista. A Singapore non è stato possibile raggiungere quella soglia e quindi, molto semplicemente, non ci saranno liste e non ci saranno elezioni.

È difficile non considerarlo, almeno dal punto di vista della rappresentanza della comunità, un assoluto fallimento. Sarebbe però troppo semplice attribuirlo soltanto a una legge vecchia e a una procedura burocratica che certamente meriterebbe di essere rivista, così come sarebbe troppo comodo liquidare tutto sostenendo che agli italiani di Singapore non interessa partecipare. Per capire come siamo arrivati a questo punto bisogna mettere insieme diversi elementi e, soprattutto, guardare anche a quello che è successo negli ultimi cinque anni.

Cento firme sembrano poche: non lo sono

Singapore ha una comunità italiana sufficientemente numerosa da avere diritto a un COMITES e trovare cento persone disponibili a sottoscrivere la presentazione di una lista potrebbe sembrare relativamente facile. Va anche ricordato che firmare una lista non significa votarla o sostenerne politicamente i candidati: significa semplicemente consentirle di partecipare alle elezioni, lasciando poi ciascun elettore completamente libero di votare chi vuole o di non votare affatto.

La realtà ha dimostrato che quelle cento firme non erano affatto così semplici da raccogliere. I sottoscrittori devono possedere determinati requisiti e la firma deve essere raccolta secondo le modalità previste dalla normativa. L’Ambasciata aveva cercato di agevolare il processo consentendo le sottoscrizioni durante gli orari di apertura, organizzando aperture straordinarie e rendendosi disponibile anche a valutare altre modalità per facilitarne la raccolta. Nonostante questo, la soglia non è stata raggiunta.

Nel 2021 la situazione era stata diversa perché, per quella tornata elettorale, erano state introdotte alcune semplificazioni e il numero minimo di sottoscrizioni richieste nelle circoscrizioni delle dimensioni di Singapore era stato temporaneamente ridotto da cento a cinquanta. Quelle erano però misure eccezionali e nel 2026 si è tornati alla normativa ordinaria.

Il problema della burocrazia quindi esiste. È perfettamente legittimo chiedersi se nel 2026 abbia ancora senso utilizzare procedure concepite più di vent’anni fa, quando oggi lo Stato italiano dispone di SPID, CIE e sistemi attraverso i quali potrebbe verificare digitalmente sia l’identità del sottoscrittore sia il possesso dei requisiti necessari.

Ma fermarsi alla burocrazia sarebbe troppo facile.

Dal 2021 al 2026 qualcosa è cambiato

Le precedenti elezioni del COMITES di Singapore avevano registrato la più alta percentuale di partecipazione al mondo. È un dato importante, perché dimostra che almeno allora il problema non era semplicemente il disinteresse della comunità. Molti italiani avevano partecipato e le aspettative nei confronti del nuovo organismo erano inevitabilmente alte.

Cinque anni dopo siamo invece arrivati a una situazione nella quale non si riescono a raccogliere neppure le cento firme necessarie per consentire a una lista di presentarsi.

In mezzo ci sono cinque anni di gestione fallimentare delle attività del COMITES uscente e sarebbe difficile sostenere che quanto accaduto durante quel periodo non abbia avuto alcuna influenza sulla percezione che la comunità ha oggi di questo organismo.

Quasi quattro anni del mandato sono stati assorbiti dal tentativo di registrare il COMITES presso il Registry of Societies di Singapore. La registrazione era diventata uno dei baluardi della maggioranza del Comitato, portata avanti dietro una contrapposizione ormai pregiudiziale e nonostante le decine di mozioni di cui sono stato primo firmatario e i ripetuti richiami a un problema fondamentale: la compatibilità dello statuto richiesto per la registrazione con la legge italiana che disciplina natura e funzionamento dei COMITES. Non fu quindi un ostacolo scoperto alla fine del percorso, ma una questione sollevata più e più volte nel corso di quei quattro anni e sistematicamente ignorata. Tempo ed energie sono stati comunque investiti nel progetto fino alla sua conclusione paradossale: ottenuta finalmente la registrazione, l’Ambasciata ne ha chiesto la cancellazione proprio per le incompatibilità che erano state segnalate per anni.

Se una parte così rilevante di un mandato viene investita in un progetto che alla fine deve essere abbandonato perché incompatibile con il quadro normativo entro il quale lo stesso organismo deve operare, è inevitabile chiedersi se quelle energie avrebbero potuto essere impiegate diversamente e, soprattutto, se scelte diverse avrebbero potuto evitare di portarci dove siamo oggi: senza elezioni e senza quello strumento di rappresentanza che alla comunità italiana di Singapore spetta di diritto.

Non ci si può ricordare del Comites soltanto quando arrivano le elezioni e servono cento firme. La partecipazione si costruisce nei cinque anni precedenti, mantenendo un rapporto con la comunità, ascoltandone le esigenze e, soprattutto, dimostrando con i fatti perché quell’organismo deve continuare a esistere.

Passare dalla partecipazione record del 2021 all’impossibilità di raccogliere cento firme nel 2026 deve quindi far riflettere anche chi ha amministrato il COMITES durante questi cinque anni.

Ma le regole erano ben note

Chi avrebbe voluto raccoglierne il testimone conosceva, o avrebbe dovuto conoscere, le regole previste per il 2026. Le facilitazioni introdotte nel 2021 erano eccezionali e questa volta sarebbero state necessarie cento sottoscrizioni valide.

Cento firme non si raccolgono negli ultimi giorni. Serve organizzazione, presenza nella comunità e un lavoro iniziato con sufficiente anticipo, puntando possibilmente a raccoglierne anche più del minimo richiesto. Anche perché tra annunciare una lista dandola per certa e riuscire effettivamente a presentarla c’è una differenza che queste elezioni ha reso piuttosto evidente.

Si può considerare assurdo che nel 2026 sia ancora necessario passare attraverso procedure di questo tipo e ci sono ottime ragioni per chiedere che vengano modernizzate. Ma finché quelle regole rimangono in vigore, sono quelle con cui bisogna confrontarsi. Criticarle è legittimo, farsi trovare impreparati molto meno.

Un fallimento con tanti padri

Alla fine sarebbe rassicurante individuare un solo responsabile, perché permetterebbe a tutti gli altri di sentirsi assolti. Ma questo fallimento, di padri, sembra averne parecchi.

C’è un sistema burocratico vecchio, che dovrebbe essere aggiornato e che rende inutilmente complicato un processo che oggi potrebbe essere gestito anche attraverso strumenti digitali. C’è un COMITES uscente che dovrebbe interrogarsi seriamente su come siano stati utilizzati questi cinque anni e su quanto sia riuscito a mantenere il rapporto con la comunità che era stato chiamato a rappresentare. E c’è chi avrebbe voluto raccoglierne il testimone ma, per qualsiasi ragione, non è riuscito a organizzarsi in tempo per superare nemmeno il primo requisito necessario per arrivare alle urne.

In molti, insomma, avranno il dovere di passarsi una mano sulla coscienza.

Fonti

  • Ambasciata d’Italia a Singapore, Comunicato Decreto Consolare di non procedibilità all’elezione dei componenti del COMITES, 6 ottobre 2026.  ⁠Comunicato ufficiale
  • Ambasciata d’Italia a Singapore, Predisposizione e presentazione delle liste elettorali. Sottoscrizione e autentiche delle firme.  ⁠Norme per la presentazione delle liste
  • Ambasciata d’Italia a Singapore, Elezioni COMITES 2026.  ⁠Elezioni COMITES 2026
  • Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Legge 23 ottobre 2003, n. 286.  ⁠Legge 286/2003

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