Lingua italiana a Singapore: cosa perdiamo senza un Comites?

Il prossimo 29 ottobre l’Ambasciata d’Italia a Singapore parteciperà alla presentazione dell’Italian Mother Tongue Programme della German European School Singapore (GESS). Il progetto, secondo quanto annunciato, partirà nel 2027 e sarà inserito nel percorso del Baccalaureato Internazionale della scuola.

È un’iniziativa che sicuramente può essere utile alle famiglie interessate, e non ci sono ragioni per contestarla. Mi interessa piuttosto una domanda che questa notizia porta con sé: che cosa succede agli italiani che non frequentano GESS, e più in generale a chi vorrebbe studiare l’italiano nel sistema scolastico di Singapore?

GESS è una scuola internazionale privata, con rette importanti e propri criteri d’ammissione. È quindi evidente che un programma inserito nella sua offerta formativa si rivolge, prima di tutto, a una platea molto circoscritta. Non è una critica alla scuola, che fa legittimamente le proprie scelte. È però una distinzione che dovremmo tenere presente quando parliamo di promozione della nostra lingua presso la comunità italiana.

A Singapore esiste già un percorso pubblico per lo studio di lingue straniere: il Ministry of Education Language Centre (MOELC) insegna varie lingue, tra le altre, francese, tedesco e spagnolo.

L’accesso è soggetto a requisiti precisi di rendimento e di status degli studenti, per cui non stiamo parlando di corsi aperti indistintamente a chiunque. Resta il fatto che, per gli studenti ammessi provenienti dalle scuole governative, government-aided e indipendenti, l’insegnamento non prevede rette aggiuntive.

L’italiano, oggi, non compare nell’offerta del centro.

Perché non provare a cambiare questa situazione?

Non mi aspetto certo che il Ministry of Education decida spontaneamente di aggiungere una lingua al proprio programma. Dal suo punto di vista, l’offerta attuale può benissimo rispondere alle priorità esistenti.

Una proposta dovrebbe arrivare da chi ha interesse a far conoscere l’italiano e a promuovere la cultura del nostro Paese. Mi sembra un terreno naturale per un’iniziativa dell’Ambasciata, attraverso un’interlocuzione con le autorità scolastiche singaporeane.

Non si partirebbe nemmeno da zero sul piano didattico.

Cambridge International dispone già di un syllabus per l’italiano come lingua straniera, l’IGCSE Italian 0535. Non equivale a dire che Singapore possa adottarlo automaticamente nei propri esami nazionali: i due sistemi hanno requisiti e procedure distinti.

Significa, più modestamente, che esiste un riferimento consolidato da cui partire per discutere la fattibilità della proposta. E Singapore ha già esperienza di collaborazione con Cambridge in materia di esami.

Una simile iniziativa potrebbe rispondere a due esigenze: la prima riguarda i figli degli italiani che vivono qui e vorrebbero mantenere un rapporto con la lingua e la cultura del Paese d’origine, senza dover necessariamente scegliere una scuola internazionale privata. La seconda riguarda gli studenti singaporeani e di altre nazionalità che potrebbero essere interessati all’italiano.

Sarebbe anche un modo concreto di fare diplomazia culturale, allargando nel tempo la conoscenza dell’Italia oltre la nostra comunità.

È a questo punto che pesa l’assenza di un Comites: la legge 286 del 2003 definisce il Comitato degli Italiani all’Estero come organo di rappresentanza degli italiani nei rapporti con le sedi diplomatico-consolari.

Tra i suoi compiti ci sono l’individuazione delle esigenze culturali e scolastiche della collettività, la formulazione di proposte e la collaborazione con l’autorità consolare per la diffusione della lingua italiana.

Non è quindi un’associazione qualsiasi, né un semplice comitato organizzatore di eventi: è l’organismo istituzionale pensato per collegare le esigenze dei cittadini all’azione della rappresentanza diplomatica.

Un Comites funzionante avrebbe potuto e dovuto raccogliere l’interesse delle famiglie, capire se vi fosse una domanda sufficiente, coinvolgere i soggetti interessati e chiedere all’Ambasciata di rendersi promotore di una proposta al MOE.

Una proposta potrebbe essere accolta, modificata o respinta. Senza averla avanzata, però, non lo sapremo mai. Questo non significa che l’Ambasciata non possa agire in assenza del Comites. Può farlo, naturalmente. E non sappiamo se negli anni siano già stati tentati contatti con il MOE su questo tema, né con quali risultati.

Sarebbe interessante avere una risposta pubblica, anche solo per capire se tentativi sono stati fatti, quali ostacoli siano emersi e quali possibilità rimangano aperte.

La presentazione del programma GESS è dunque uno spunto, non il bersaglio di questa riflessione.

Poi ovviamente quello che mi chiedo è: quante proposte nate dalle esigenze quotidiane degli italiani residenti a Singapore non arrivano neppure sul tavolo delle istituzioni, perché manca (o non funziona) l’organismo incaricato di raccoglierle e rappresentarle?

L’insegnamento dell’italiano è un caso concreto, comprensibile anche a chi non ha figli in età scolare.

Ed è un buon motivo per tornare a discutere seriamente vista la grave assenza del Comites.


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