La notizia è di quelle che scaldano il cuore: la cucina italiana è ufficialmente entrata nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO. La decisione è stata presa il 10 dicembre 2025 durante la riunione del Comitato intergovernativo a Nuova Delhi, coronando un percorso iniziato nel 2023 e sostenuto con forza tanto dalle istituzioni italiane quanto da milioni di persone nel mondo che ogni giorno celebrano la nostra tradizione gastronomica.
Il riconoscimento non riguarda solo le ricette o i piatti più iconici, ma l’intero modo italiano di vivere la tavola: la preparazione del cibo come momento di cura, le tradizioni tramandate da generazioni, la convivialità delle nostre riunioni familiari, il valore culturale e identitario che ogni regione custodisce nei propri sapori. Non è un semplice elenco di piatti: è l’essenza di un modello di vita che unisce memoria, territorio e comunità. È per questo che l’UNESCO ha voluto riconoscerne il carattere universale e il contributo culturale al mondo.
Per noi italiani all’estero, inclusa la numerosa comunità residente a Singapore, questa decisione ha un significato ancora più profondo. Le tavolate della domenica, il profumo del sugo che ricordiamo da bambini, le ricette delle nostre nonne che riproponiamo nei nostri appartamenti lontani da casa diventano parte di un patrimonio globale. È come se un pezzo della nostra identità venisse ufficialmente riconosciuto e celebrato a livello mondiale, confermandoci che ciò che custodiamo e condividiamo ogni giorno — anche a migliaia di chilometri dall’Italia — è qualcosa di prezioso.
Questo riconoscimento invita tutti noi a continuare a promuovere e tramandare la nostra cultura gastronomica, non solo tra italiani, ma anche con gli amici internazionali che incontriamo a Singapore. Perché la nostra cucina non è solo cibo: è un linguaggio comune, una storia raccontata attraverso ingredienti, gesti e tradizioni che resistono al tempo.
La cucina italiana entra così, a pieno titolo, tra quei patrimoni dell’umanità che non appartengono a un singolo Paese, ma all’intero mondo. E noi, ovunque ci troviamo, ne siamo i custodi.