Dal 1° luglio 2026 l’età pensionabile a Singapore sale da 63 a 64 anni. Contemporaneamente, l’età di re-employment, cioè il limite entro cui il datore di lavoro è tenuto a offrire un nuovo contratto al dipendente che vuole continuare a lavorare, passa da 68 a 69 anni.
L’annuncio è arrivato il 3 marzo dal Minister for Manpower Tan See Leng, durante il dibattito parlamentare sul budget del suo ministero. Non è una sorpresa: rientra nella roadmap già annunciata che prevede di arrivare a 65 anni per il pensionamento e 70 per il re-employment entro il 2030.
Come funziona il sistema a Singapore
Il meccanismo è diverso da quello italiano e vale la pena capirlo bene, perché tocca direttamente chi lavora qui con contratto locale.
A Singapore non esiste una “pensione pubblica” nel senso europeo del termine. Quello che esiste è il CPF (Central Provident Fund): un sistema di risparmio obbligatorio in cui lavoratore e datore di lavoro versano ogni mese una percentuale dello stipendio in conti individuali. Questi soldi servono per la pensione, la sanità e l’acquisto della casa. I PR sono inclusi nel sistema; chi ha un Employment Pass, no.
L’età pensionabile (retirement age) non indica il momento in cui si “va in pensione” e si inizia a ricevere un assegno, come in Italia. Indica il momento prima del quale il datore di lavoro non può chiederti di andartene per motivi di età. È una protezione, non un traguardo previdenziale.
L’età di re-employment aggiunge un secondo livello: se il dipendente vuole continuare a lavorare dopo l’età pensionabile, il datore di lavoro è obbligato a offrirgli un contratto di almeno un anno, a condizione che il lavoratore sia in buona salute e abbia un rendimento adeguato. Oggi questo obbligo arriva fino a 68 anni; da luglio, fino a 69.
In pratica: dal 1° luglio 2026, un lavoratore singaporiano o PR non può essere mandato via prima dei 64 anni, e se vuole restare, l’azienda deve tenerlo fino a 69.
I numeri dietro la decisione
La popolazione di Singapore invecchia rapidamente. Entro il 2030, il numero di residenti con più di 65 anni sarà più del doppio rispetto a dieci anni prima. Il tasso di partecipazione al lavoro per i residenti tra i 60 e i 69 anni è salito dal 58% al 60% negli ultimi cinque anni. Per la fascia 50-59, dall’79% all’82%. Oltre il 90% dei lavoratori che hanno i requisiti e vogliono continuare a lavorare ricevono effettivamente un’offerta di re-employment.
Singapore si colloca al quinto posto tra i paesi OCSE per partecipazione lavorativa degli over 60.
Cosa cambia per il CPF
Insieme all’innalzamento dell’età pensionabile, il governo ha annunciato una serie di interventi sul fronte previdenziale.
Dal 2027, le aliquote contributive CPF per i lavoratori tra 55 e 60 anni aumenteranno di 1,5 punti percentuali; per quelli tra 60 e 65, di 1 punto. Per attenuare l’impatto sulle aziende, il CPF Transition Offset coprirà il 50% dell’aumento a carico del datore di lavoro nel 2027. Il Senior Employment Credit, un contributo che il governo versa alle aziende che assumono lavoratori anziani, è stato esteso fino a dicembre 2027, con il livello massimo di sussidio (7% dello stipendio) riservato ai lavoratori dai 69 anni in su.
Entro la prima metà del 2028 verrà lanciato un nuovo schema di investimento del CPF, basato su un meccanismo “lifecycle”: i fondi vengono investiti in modo più aggressivo quando il lavoratore è giovane e spostati gradualmente verso strumenti a basso rischio man mano che si avvicina alla pensione. Le commissioni saranno limitate e i gestori selezionati con criteri rigorosi.
A dicembre 2026, i singaporiani con più di 50 anni e un saldo CPF inferiore alla soglia base riceveranno un versamento automatico fino a 1.500 dollari nel conto pensionistico.
Il confronto con l’Italia
In Italia l’età per la pensione di vecchiaia è fissata a 67 anni con almeno 20 anni di contributi. Per il 2026 i requisiti restano invariati, ma dal 2027 inizia l’adeguamento alla speranza di vita: si salirà a 67 anni e 1 mese, poi a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Chi ha iniziato a versare dopo il 1995 deve anche raggiungere un importo minimo dell’assegno pari all’assegno sociale (circa 603 euro mensili lordi nel 2025).
Per la pensione anticipata, indipendentemente dall’età, servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. La manovra 2026 ha chiuso Quota 103 e Opzione Donna, ma ha confermato l’APE sociale (63 anni e 5 mesi, per categorie specifiche) fino a fine anno.
Le differenze strutturali tra i due sistemi sono profonde. In Italia la pensione è finanziata con un sistema a ripartizione: i contributi dei lavoratori attivi pagano le pensioni di chi è già in quiescenza. A Singapore il CPF è un sistema a capitalizzazione individuale: ognuno accumula nel proprio conto, e da lì attinge quando arriva il momento. Non c’è redistribuzione tra generazioni, non c’è un “assegno” che arriva dallo Stato, e non c’è nemmeno una pensione minima garantita nel senso italiano.
L’altra differenza fondamentale riguarda il concetto di età pensionabile. In Italia, 67 anni è l’età in cui maturi il diritto a ricevere l’assegno pensionistico. A Singapore, 64 anni è l’età prima della quale il datore di lavoro non può obbligarti a lasciare il posto. Sono due cose diverse: una è un diritto previdenziale, l’altra è una tutela lavoristica. Il payout del CPF, cioè il momento in cui si inizia a ricevere un reddito mensile dai propri risparmi, segue regole separate e dipende dall’età di attivazione del CPF LIFE (in genere dai 65 anni in su).
Chi vive a Singapore con il PR ha entrambi i problemi sul tavolo: il CPF da una parte, la posizione contributiva INPS dall’altra. Per i PR, i contributi CPF sono obbligatori dal primo giorno. Questo non genera automaticamente alcun riconoscimento ai fini previdenziali italiani, perché tra Italia e Singapore non esiste una convenzione bilaterale sulla sicurezza sociale. Chi vuole mantenere attiva la propria posizione INPS deve valutare i versamenti volontari, oppure il riscatto dei periodi non coperti, tenendo presente che i costi sono interamente a proprio carico.
CPF e INPS: il nodo della doppia copertura
Il CPF tutela il periodo lavorativo a Singapore, ma non sostituisce i contributi INPS. Tra Italia e Singapore non esiste una convenzione bilaterale sulla sicurezza sociale, quindi chi prevede di tornare o vuole maturare una pensione italiana dovrebbe verificare la propria posizione con un patronato o un consulente previdenziale. I versamenti volontari all’INPS e il riscatto dei periodi non coperti restano possibili, ma interamente a proprio carico.
Per approfondire il funzionamento del CPF per i PR, il sito del CPF Board offre una guida dedicata: cpf.gov.sg/member/cpf-overview.
Sullo status di PR e i suoi obblighi, vedi anche il nostro articolo: Residenza permanente a Singapore: un privilegio che si può perdere.