Il MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) ha deliberato lo scioglimento del Com.It.Es di Singapore. La comunicazione è arrivata dalla presidente Cecilia Sava il 30 marzo 2026. Al momento in cui scriviamo, il decreto formale non è ancora stato pubblicato, ma la decisione è presa.
Non è una notizia inaspettata. Chi segue le vicende del Com.It.Es sa che la situazione era in stallo da tempo. Ma per capire come si è arrivati a questo punto, bisogna fare un passo indietro. Anzi, parecchi.
Cos’è (era) il Com.It.Es
Per chi non lo sapesse: il Com.It.Es (Comitato degli Italiani all’Estero) è l’organo elettivo che rappresenta la comunità italiana in una circoscrizione consolare. Esiste dal 1985, regolato oggi dalla Legge n. 286 del 23 ottobre 2003. I suoi membri vengono eletti direttamente dai cittadini italiani iscritti all’AIRE residenti nel distretto.
In teoria, il Com.It.Es è il “consiglio comunale” degli italiani all’estero: raccoglie le istanze della comunità, propone iniziative, collabora con l’Ambasciata e fa da ponte tra i connazionali e le istituzioni.
Il Com.It.Es di Singapore è stato eletto nelle consultazioni del dicembre 2021 con la lista “Uniti a Singapore” e “Lista Comites”. Ha tenuto riunioni regolari fino a marzo 2025, documentate nella sezione Trasparenza del sito comitessingapore.sg e nella pagina dedicata del sito dell’Ambasciata d’Italia.
Poi stallo, paralisi, ed infine lo scioglimento.
Il problema: legge italiana contro legge singaporeana
Il nodo della questione è tecnico ma molto concreto.
Da un lato, la legge italiana. Il Com.It.Es è un organo dello Stato italiano. I suoi membri devono essere cittadini italiani, eletti da cittadini italiani residenti all’estero. La legge 286/2003 non lascia margini su questo punto.
Dall’altro, la legge di Singapore. Qualsiasi associazione di 10 o più persone che opera a Singapore deve registrarsi. Il Com.It.Es ha scelto di registrarsi presso il Registry of Societies (ROS), dipendente dal Ministry of Home Affairs. La registrazione risulta effettuata il 29 maggio 2025, con il nome “Comites (Singapore)” e UEN T25SS0073G, presso l’indirizzo di 7 Temasek Boulevard, Suntec Tower One.
Il nocciolo della questione è che il Societies Act di Singapore impone requisiti molto precisi:
- La maggioranza dei membri del comitato direttivo deve essere composta da cittadini singaporeani
- Presidente, Segretario, Tesoriere e i rispettivi vice devono essere cittadini singaporeani o Residenti Permanenti (PR)
- Le società affiliate a organizzazioni straniere sono soggette a un regime di registrazione rafforzato (“Normal Registration”)
- I diplomatici stranieri non possono far parte del comitato direttivo
Un comitato che per legge italiana deve essere composto interamente da cittadini italiani non può contemporaneamente avere la maggioranza di cittadini singaporeani ai vertici. Punto. Stallo. Fine della storia. O almeno, fine di quella storia. Perché ce n’era un’altra possibile.
La soluzione che c’era, c’è… e che non si è voluta prendere
Qui arriviamo al punto dolente.
Il Societies Act non è l’unica via per dare una veste giuridica a un’organizzazione non profit a Singapore. Esiste un’alternativa ben nota e ampiamente usata: la Company Limited by Guarantee (CLG), registrata presso l’ACRA (Accounting and Corporate Regulatory Authority) e governata dal Companies Act.
La differenza nei requisiti è enorme:
| Society (ROS) | CLG (ACRA) | |
|---|---|---|
| Cittadinanza board | Maggioranza cittadini SG | Solo 1 director residente a SG |
| Presidente | Deve essere cittadino SG o PR | Nessun requisito di cittadinanza |
| Membri | Requisiti stringenti | Possono essere tutti stranieri |
| Affiliazione estera | Scrutinio rafforzato | Nessuna restrizione specifica |
| Personalità giuridica | No (i membri sono personalmente responsabili) | Sì (entità separata, responsabilità limitata) |
| Costo registrazione | Basso | S$300 + compliance annuale |
Con una CLG, il Com.It.Es avrebbe potuto avere un board composto quasi interamente da cittadini italiani (come richiesto dalla legge 286/2003), con un solo director residente a Singapore, che poteva essere un italiano con Permanent Residency o Employment Pass. Le due leggi avrebbero convissuto. E non è che mancassero i candidati: almeno quattro membri del Com.It.Es avevano lo status di Permanent Resident. La registrazione presso ACRA sarebbe stata questione di giorni, non di anni di attesa e di rimpalli con il ROS.
Non è un’ipotesi teorica. Il sistema di classificazione SSIC (Singapore Standard Industrial Classification) dell’ACRA prevede esplicitamente questa possibilità. La Divisione 94 (“Activities of Membership Organisations”) contiene il codice 94999: “Activities of other membership organisations not elsewhere classified”, che copre le attività di organizzazioni che promuovono cause pubbliche tramite educazione, influenza, fundraising. Il Com.It.Es rientra perfettamente in questa classificazione. Nella stessa Divisione 94 si trovano anche i codici per le associazioni etniche e di clan (94992), le associazioni professionali (94120) e le organizzazioni di imprenditori (94110). Le camere di commercio estere, le associazioni internazionali e moltissime organizzazioni non profit con governance estera operano a Singapore come CLG sotto questi codici. La Singapore International Chamber of Commerce, fondata nel 1837, è registrata come Public Company Limited by Guarantee.
Non si tratta di forzare una norma o di trovare un escamotage: si tratta di usare lo strumento giuridico che Singapore stessa ha creato per questo tipo di organizzazioni.
Come si è arrivati allo stallo: la cronaca dai verbali ufficiali
I verbali delle riunioni del Com.It.Es, pubblicati sul sito dell’Ambasciata, raccontano la storia di questo fallimento in modo piuttosto chiaro. Vale la pena ripercorrerla.
Autunno 2022: le prime discussioni. Il tema della registrazione come entità legale locale emerge già nel settembre 2022. Si discute di Costituzione e Regolamento Interno, con il coinvolgimento dello studio legale L&L. Alcuni consiglieri chiedono un documento più snello, senza riferimenti diretti alla normativa italiana che rischierebbero di complicare l’approvazione da parte del ROS. Si cita il precedente di un’associazione giapponese registrata al ROS con una struttura simile. Il dialogo con L&L prosegue per mesi, ma le difficoltà sono evidenti: anche i Com.It.Es di Dubai e Bangkok, si apprende, stanno avendo gli stessi problemi a costituirsi.
Inizio 2023: si sceglie la forma Society. Il primo presidente porta avanti il processo di registrazione con L&L. La scelta cade sulla forma di Society, registrata al ROS. Una bozza di Costituzione viene fatta circolare il 2 marzo 2023.
Aprile-Maggio 2023: le prime obiezioni. Il vicepresidente, membro dell’esecutivo, solleva dubbi sulla compatibilità tra la governance richiesta dal Societies Act e quella imposta dalla legge italiana 286/2003. È un punto fondamentale: come può un organo dello Stato italiano avere una maggioranza di cittadini singaporeani nel comitato direttivo? Il vicepresidente esprime formalmente il proprio “dissenso” alla scelta della forma Society. Le sue obiezioni, messe a verbale, restano senza risposta sostanziale.
Maggio 2023: cambio della guardia. Il primo presidente si dimette. Seguono nuove elezioni interne. A luglio 2023, Cecilia Sava viene eletta presidente. Ma la direzione sulla registrazione non cambia: si prosegue sulla via della Society.
Ottobre 2023: la domanda al ROS. Il 5 ottobre 2023, la domanda di registrazione viene inoltrata al ROS con il numero di protocollo ROS-2023-00001557. Come prevedibile, trattandosi di un’organizzazione affiliata a un ente straniero (il governo italiano), la registrazione ricade nella categoria “Normal Registration”, soggetta a uno scrutinio più approfondito.
2024: l’attesa e il blocco. Per mesi non arriva risposta dal ROS. Nel frattempo, emerge un altro problema: alcuni consiglieri non forniscono i propri dati personali necessari per completare la registrazione. A giugno 2024, solo 9 dei 10 membri richiesti hanno consegnato la documentazione. Le richieste si ripetono di seduta in seduta, ma i dati non arrivano.
Settembre 2024: la proposta alternativa. Nella seduta del 2 settembre 2024, il vicepresidente menziona esplicitamente “forme alternative di registrazione”. È un riferimento alla CLG, la via che avrebbe risolto il conflitto normativo. Ma la maggioranza non raccoglie la proposta.
Marzo 2025: il punto di non ritorno. Nella seduta del 10 marzo 2025, l’ultima riunione documentata, si vota 7 a 2 sulle modifiche alla costituzione della Society. La maggioranza approva una modifica che limita il numero dei committee members nello statuto, tagliando fuori di fatto la minoranza e i consiglieri che avevano rifiutato di collaborare. Questo dopo che tutti i consiglieri avevano firmato una versione dello statuto che li includeva. In pratica, la maggioranza si costruisce una struttura di controllo su misura, escludendo chi non si era allineato. Uno dei consiglieri dissenzienti dichiara esplicitamente di rifiutare di fornire i propri dati. Lo stallo è totale e la frattura ormai irreparabile.
Maggio 2025: la registrazione tardiva. La Society “Comites (Singapore)” viene comunque registrata al ROS il 29 maggio 2025. Ma a quel punto il danno è fatto: il conflitto normativo resta irrisolto, la frattura interna è insanabile.
Ottobre 2025: l’ultimo tentativo. Sul sito dell’Ambasciata compare una convocazione per il 13 ottobre 2025. Non è chiaro se la seduta si sia poi tenuta o cosa abbia prodotto.
Marzo 2026: lo scioglimento. Il MAECI delibera lo scioglimento. La presidente comunica la decisione il 30 marzo 2026.
Storia di un fallimento annunciato
La testardaggine della maggioranza
Chiariamo un punto: tentare la registrazione al ROS come Society non era di per sé un errore. Era la strada più ovvia, probabilmente chiunque avrebbe provato quella per prima. L’errore non è stato provare. L’errore è stato non cambiare rotta quando è diventato evidente che quella strada era incompatibile con la legge italiana.
La minoranza del comitato ha proposto fin dal principio un’alternativa concreta: la CLG. Una soluzione documentata, tecnicamente percorribile. Ma la maggioranza non l’ha mai voluta prendere in considerazione. Non perché fosse sbagliata, non perché ci fossero obiezioni tecniche serie o controindicazioni legali insormontabili. Semplicemente perché la proposta non veniva da loro. Non l’avevano pensata, non l’avevano sviluppata, e per questo non poteva andar bene.
È una dinamica che chi vive in comunità piccole conosce bene: conta più chi propone una cosa che la cosa stessa. E così una soluzione praticabile è stata affossata per principio.
Per quasi tre anni, quei suggerimenti sono stati ignorati. La maggioranza ha preferito sbattere contro un muro piuttosto che ammettere che qualcun altro aveva visto la porta.
Ma non si è fermata qui. Nella seduta di marzo 2025, la maggioranza ha approvato una modifica allo statuto della Society per ridurre il numero dei committee members, di fatto costruendosi una struttura di governance che escludeva la minoranza. E questo dopo che tutti i consiglieri avevano apposto la propria firma su una versione dello statuto che li includeva. Cambiare le regole del gioco a partita iniziata, e farlo per marginalizzare chi la pensa diversamente, non è gestione del dissenso: è prevaricazione. Un organo di rappresentanza democratica che taglia fuori deliberatamente una parte dei propri eletti ha un problema di legittimità prima ancora che di registrazione.
Il rifiuto di collaborare: reazione, non capriccio
C’è poi un secondo capitolo, che va letto nel contesto giusto. Alcuni consiglieri hanno rifiutato per mesi, e alla fine esplicitamente, di fornire i propri dati personali necessari per completare la registrazione al ROS. Un rifiuto documentato nei verbali, fino alla dichiarazione aperta nella seduta di marzo 2025.
Ma questo rifiuto non è nato dal nulla e non è stato fatto per il gusto di sabotare. È stata la reazione di consiglieri che si sono visti progressivamente estromessi dalle decisioni, ignorati nelle proposte, e infine tagliati fuori con una modifica allo statuto pensata su misura per escluderli. Quando una maggioranza ti chiude la porta in faccia e poi ti chiede la firma, rifiutarsi diventa l’unico strumento rimasto.
Detto questo, il rifiuto ha comunque avuto conseguenze concrete. Senza quei dati, la registrazione non poteva essere completata, e il Com.It.Es restava in un limbo giuridico che ne paralizzava l’operatività. Chi si trova in questa posizione ha davanti a sé una scelta difficile: collaborare con un processo che ritiene sbagliato, oppure dimettersi e lasciare il posto a un sostituto. Non ci sono risposte facili, ma la situazione non sarebbe mai dovuta arrivare a quel punto. La responsabilità primaria resta di chi ha creato le condizioni per la rottura: la maggioranza che ha scelto l’esclusione invece del dialogo.
La scusa che non regge
È prevedibile che la maggioranza addosserà la colpa dello scioglimento alle “firme mancanti”, ai consiglieri che non hanno fornito i dati. Una scusa comoda, ma parziale. Se la maggioranza avesse davvero voluto risolvere il problema, avrebbe potuto farlo. Avrebbe potuto accogliere la proposta della CLG, che non richiedeva quei dati. Avrebbe potuto sollecitare le dimissioni di chi non collaborava e procedere con i sostituti. Ha scelto di non farlo.
E c’è un dettaglio che smonta la scusa alla radice: non tutti quelli che la maggioranza vorrebbe dipingere come “ostruzionisti” lo sono stati. C’è chi le firme le ha messe eccome, nonostante il dissenso sulla forma Society. C’è chi ha firmato lo statuto originale che includeva tutti, e poi si è visto cambiare le regole dopo. Aggrapparsì alla narrativa delle “firme mancanti” per giustificare tre anni di fallimenti è intellettualmente disonesto.
Il risultato
La catena è chiara. La maggioranza ha rifiutato la CLG per puntiglio, ha insistito su una strada incompatibile con la legge italiana, e quando ha incontrato resistenza ha usato i numeri per escludere chi non si allineava. I consiglieri estromessi hanno reagito come potevano: rifiutando di collaborare a un processo da cui erano stati tagliati fuori. Il risultato? Nessuna registrazione funzionante. Nessuna attività. Nessuna rappresentanza. E danni che vanno ben oltre lo scioglimento del comitato stesso: la paralisi ha avvelenato i rapporti e la fiducia all’interno della comunità in un modo che sarà difficile riparare.
Il danno vero: una comunità senza voce
Al di là delle questioni tecniche e delle dinamiche interne, il punto è questo: la comunità italiana di Singapore, circa 4.000-5.000 persone, è rimasta senza un organo di rappresentanza funzionale per un periodo prolungato. E ora lo perde del tutto.
Il Com.It.Es non è (non era) un ente che fornisce servizi consolari. I passaporti, i certificati, l’assistenza di emergenza continuano e continueranno a essere gestiti dall’Ambasciata. Ma il Com.It.Es era l’unico canale istituzionale attraverso cui la comunità poteva far arrivare le proprie istanze in modo strutturato alle istituzioni italiane. L’unico organo eletto. L’unica voce formale.
Senza un Com.It.Es funzionale non c’è un interlocutore riconosciuto che possa dialogare con l’Ambasciata a nome di tutta la comunità. Non c’è un organismo che segnali criticità nei servizi consolari. Non c’è chi proponga e coordini iniziative culturali, sociali, di assistenza con il supporto istituzionale. Non c’è rappresentanza nel CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), che porta le istanze delle comunità al Parlamento italiano. La comunità italiana di Singapore diventa, di fatto, invisibile nel sistema di rappresentanza della diaspora italiana.
Certo, a Singapore esistono altre associazioni italiane. Ma sono, per loro natura, settoriali. La Camera di Commercio Italiana (registrata al ROS dal 1991) rappresenta il mondo degli affari. L’Italian Women’s Group rappresenta le donne. L’APICS promuove la cultura italiana. Ognuna di queste realtà fa il suo lavoro, e lo fa bene nel proprio ambito. Ma nessuna ha il mandato, la legittimità elettorale, né la vocazione di rappresentare l’intera comunità italiana nella sua complessità: lo studente, il pensionato, il lavoratore con un S Pass, la famiglia appena arrivata, il cittadino italiano con problemi consolari. Il Com.It.Es era l’unico organo pensato per tutti, senza distinzioni di categoria, di reddito o di appartenenza. L’unico eletto da tutti, per tutti.
Senza di esso, chi non rientra in nessuna “categoria” semplicemente non ha voce.
Tutto questo mentre il MAECI ha stanziato 14 milioni di euro per il rinnovo dei Com.It.Es nel 2026. Le altre comunità italiane nel mondo si preparano a votare. Singapore resta fuori.
Una riflessione onesta
Un Com.It.Es funzionale avrebbe davvero fatto la differenza per la comunità italiana di Singapore? Sarebbe riuscito a mantenere le aspettative? Non lo sapremo mai. E questo è forse il danno più grande: non quello di aver avuto un comitato inefficace, ma quello di non aver mai avuto la possibilità di scoprire se poteva funzionare.
Una soluzione tecnica esisteva. Era stata proposta. Era percorribile. Ed è stata rifiutata per un puntiglio. Il prezzo lo paga tutta la comunità: non solo oggi, con lo scioglimento, ma anche domani, perché la fiducia nelle istituzioni di rappresentanza, una volta persa, non si ricostruisce con un decreto.
Lo scioglimento del MAECI chiude un capitolo. Ma la domanda resta, scomoda: quando e come la comunità italiana di Singapore avrà di nuovo una voce istituzionale? E soprattutto: chi si assumerà la responsabilità di non aver percorso l’unica strada che avrebbe potuto evitare tutto questo?
L’ultimo schiaffo: il silenzio
C’è un ultimo aspetto di questa vicenda che merita di essere raccontato, perché è forse quello che rivela di più sulla considerazione che il Com.It.Es aveva della comunità che avrebbe dovuto rappresentare.
La notizia del prossimo scioglimento non è stata comunicata pubblicamente. Per giorni, nessun comunicato, nessuna email alla comunità, nessun post sui canali ufficiali, nessun video, nessuna chat collettiva, nessuna chiamata Zoom. Niente di niente. La notizia è filtrata attraverso canali informali. Spifferate. Passaparola. Se non fosse stato per qualcuno che ha parlato, la cosa sarebbe passata in sordina, come se non riguardasse nessuno.
Solo dopo giorni di silenzio, e solo dopo che la notizia aveva già cominciato a circolare per conto suo, il Com.It.Es ha convocato una call Zoom per il 7 aprile. Ma senza dichiarare apertamente l’ordine del giorno. Il tentativo è di far passare come “riunione ordinaria” qualcosa che di ordinario non ha niente. Lo scioglimento di un organo eletto non è un punto qualsiasi all’ordine del giorno: è la fine del mandato che i cittadini avevano affidato a questo comitato. E meritava di essere comunicato per quello che è, non mascherato da routine.
Pensateci un momento. Centinaia di cittadini italiani si erano presi la briga di registrarsi presso il consolato e di andare a votare, facendo registrare a Singapore una delle percentuali di affluenza più alte al mondo per le elezioni dei Com.It.Es. E per giorni nessuno ha ritenuto necessario informarli. Non un atto di trasparenza, non un’assunzione di responsabilità, non una spiegazione pubblica di cosa è andato storto e perché. Solo silenzio, e la speranza che nessuno se ne accorgesse.
Questo silenzio dice più di qualsiasi verbale. Dice che per chi ha gestito (e mal gestito) il Com.It.Es, la comunità italiana di Singapore non meritava nemmeno una comunicazione. Non meritava di sapere. Non meritava rispetto.
Se c’era ancora qualche dubbio su quanto questa vicenda sia stata gestita con arroganza dall’inizio alla fine, il modo in cui si è cercato di farla finire nel silenzio lo dissipa del tutto.
Cosa succede ora
In attesa della pubblicazione del decreto ufficiale:
- I servizi consolari dell’Ambasciata d’Italia continuano normalmente
- La registrazione della Society “Comites (Singapore)” al ROS dovrà essere cancellata con procedura separata
- Non è chiaro se e quando sarà possibile ricostituire un Com.It.Es a Singapore, dato che il conflitto normativo con il Societies Act rimane irrisolto (a meno di non percorrere, questa volta, la strada della CLG)
- La comunità italiana di Singapore non avrà rappresentanza nelle prossime consultazioni per il rinnovo dei Com.It.Es previste per il 2026
Risorse e riferimenti
- Sito Com.It.Es Singapore: comitessingapore.sg
- Ambasciata d’Italia a Singapore: ambsingapore.esteri.it
- Verbali riunioni Com.It.Es: pagina Ambasciata
- Registry of Societies Singapore (ricerca società): eservices2.mha.gov.sg
- Legge 286/2003: parlamento.it
- ACRA (registrazione CLG): acra.gov.sg
- Pagina MAECI sui Com.It.Es: esteri.it
Questo articolo è basato su fonti pubbliche, verbali ufficiali delle riunioni del Com.It.Es pubblicati dall’Ambasciata d’Italia a Singapore, dati del Registry of Societies di Singapore e informazioni condivise dalla presidente del Com.It.Es Singapore. Verrà aggiornato alla pubblicazione del decreto di scioglimento.