Le opinioni espresse sono personali.
C’è un curioso paradosso nella vicenda del Com.It.Es di Singapore.
Il Comitato non è stato formalmente sciolto. Eppure, di fatto, non può operare. E ora rischia persino di diventare l’argomento perfetto per dimostrare che non dovrebbe esistere.
Tutto parte da una lettera dell’Ambasciata d’Italia del 30 marzo 2026. Il documento informa che lo statuto del Com.It.Es di Singapore presenterebbe “profili di incompatibilità strutturale” con la normativa italiana sui Com.It.Es (Legge 286/2003). Conseguenza: il Comitato, così com’è, non può essere riconosciuto né operare come Com.It.Es, né ricevere finanziamenti pubblici.
Una diagnosi netta. Peccato che arrivi dopo la registrazione al Registry of Societies di Singapore. Non prima. Non durante. Dopo.
E qui nasce la prima domanda semplice: se lo statuto era incompatibile, perché nessuno lo ha segnalato prima? Forse perché la maggioranza aveva in mano i meglio L&L che ci sono in giro ?
Seconda domanda, ancora più semplice: quale sarebbe esattamente questa incompatibilità?
Perché la lettera parla di “profili di incompatibilità”, ma non li spiega. E magari si prova a corregerli.
E sarebbe utile saperlo. Non per il passato, ma almeno per il futuro. Perché chi verrà eventualmente eletto domani dovrebbe sapere quali errori non ripetere.
Nella riunione di ieri, il Vice Capo Missione, Dott. Conte, ha chiarito la situazione con una frase piuttosto esplicita: il Com.It.Es è di fatto non operativo. E le eventuali nuove elezioni dipenderanno da come evolverà la situazione.E pur non essendo stato formalmente sciolto il Comitato, l’Ambasciata ha chiesto la restituzione dei fondi pubblici non utilizzati.
Quello che penso è che il tutto nasca dalla difficolta oggettiva da parte Ambasciata nel gestire amministrativamente il Comites, specialmente giustificare il fatto che riceva fondi pubblici ma non sia regolamentato e quindi non possa nemmeno giustificare la sua esistenza. Ricordo che il Comites dovrebbe ogni anno stilare un rapporto preciso sulle iniziative e attività intraprese.
Per il Comites di Singapore: una pagina bianca.
Quindi la cosa migliore da fare? dichiarare che il Comites non è operativo e non salvabile, e quindi chiedere indietro i fondi determinandone di fatto uno stallo senza soluzioni.
Questa dei fondi è una questione che avevamo sollevato già a suo tempo: prima si registra correttamente l’ente, poi si gestiscono i finanziamenti. Non il contrario. Ci ricordiamo di quando la maggioranza ci venne contro mentre noi dell’opposizione facevamo presente che un Comites non registrato non può operare.
Per questo motivo ho votato contrario quando ieri la maggioranza del Comitato ha votato per cancellare l’iscrizione al ROS e avviare la restituzione dei fondi. Non perché ritenga che l’esperienza di questi anni sia stata un successo. Anzi.
Ma perché questa decisione rischia di produrre un effetto molto più pericoloso. Non blocca automaticamente le prossime elezioni — questo è bene chiarirlo. Ma rischia di cristallizzare l’attuale situazione di stallo. In altre parole: l’esperienza fallimentare di oggi potrebbe diventare domani la prova che il Com.It.Es a Singapore non funziona.
E se qualcuno volesse usare questo argomento per dire che forse è meglio non far partire nuove elezioni, il materiale non mancherebbe. Cosa per me non giusta.
Per questo ho suggerito di lasciare che le prossime elezioni si tengano regolarmente e permettere a chi verrà eletto di lavorare seriamente alla regolamentazione. Ma senza anticipare fondi pubblici finché la situazione legale non sia chiara. Una soluzione prudente e soprattutto rispettosa del principio elementare che i residenti italiani a Singapore non perdano il diritto di avere una propria rappresentanza eletta.
Perché il problema, in fondo, non è l’esistenza del Com.It.Es. Il problema è come è stato gestito finora qui e li, o li & li…. E confondere le due cose sarebbe l’errore più grande.