Comites Singapore: potevano presentare la lista ma “con piena consapevolezza” hanno lasciato la comunità senza rappresentanza

Ho letto con una certa sorpresa le dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Singapore Italian Association sulla mancata presentazione delle liste per il rinnovo del Comites di Singapore.

Trovo singolare che, in un comunicato che dovrebbe spiegare alla comunità le ragioni di quanto accaduto, si sia sentita la necessità di rispolverare le mie dimissioni di oltre due anni fa, liquidandole come “infantili”. Le ragioni di quella scelta furono spiegate pubblicamente il 6 giugno 2024 nell’articolo “Dignità, Onestà e Coerenza prima di tutto: perché mi sono dimesso dal Comites di Singapore”, tuttora consultabile sul mio sito. Non fu un capriccio, ma un atto di protesta contro quella che ritenevo un’inaccettabile inerzia del Comites e delle istituzioni di fronte a fatti che avevo formalmente denunciato. Chi oggi dichiara di faticare a ricordare il mio nome ricorda abbastanza bene la vicenda da liquidarla con un aggettivo. La conosce bene, e la conosceva bene già allora. Chi vuole conoscerne le ragioni può leggere quanto scrissi all’epoca. Nelle stesse circostanze, rifarei la stessa scelta.

Vale la pena notare una cosa. Nel mio articolo su comunitaitaliana.sg sull’esito di queste elezioni non avevo fatto nomi: parlavo di regole, di tempi e di responsabilità, comprese quelle del Comites uscente di cui avevo fatto parte. La risposta è stata un attacco personale a chi aveva scritto. Quando a un’analisi sui fatti si risponde con un aggettivo su una persona, di solito è perché sui fatti c’è poco o nulla da dire.

Ma veniamo alla questione che dovrebbe interessare davvero la comunità italiana di Singapore. I fatti che seguono sono tutti pubblici e documentati.

Il 31 agosto la SIA annunciava attraverso la stampa la lista “Italiani in Singapore”: quindici candidati, con nomi e cognomi, e un programma dettagliato. La lista veniva presentata “come una candidatura di ricostruzione” dopo un mandato definito “profondamente deludente”, con l’obiettivo di ricostruire “un organismo stabile, trasparente e realmente al servizio di tutti gli italiani residenti”. Il 3 settembre l’Ambasciata pubblicava il decreto di indizione, entro il termine di legge. Il 23 settembre, a dieci giorni dalla scadenza, il capolista Omar Bassalti, insieme a un consigliere del CGIE, in dichiarazioni riportate dalla stessa agenzia di stampa, lamentava l’obbligo di autenticazione delle firme dei sottoscrittori e chiedeva alla rete diplomatico-consolare maggiore flessibilità e un “servizio di prossimità” per le autentiche; secondo entrambi, l’eccesso di burocrazia rischiava di generare una “indiretta e sommessa forma di boicottaggio” nella formazione delle liste. Il 3 ottobre il termine scadeva e nessuna lista veniva presentata. Il 6 ottobre l’Ambasciata dichiarava la non procedibilità delle elezioni. Nei giorni successivi uno dei candidati della lista, in uno scambio pubblico su Facebook, scriveva che “decine e decine di firme” raccolte fuori dall’Ambasciata non erano state considerate valide e lamentava che l’Ambasciata non avesse mostrato “la stessa disponibilità” di altre sedi.

Fin qui la vicenda sarebbe spiacevole ma comprensibile. Raccogliere cento firme autenticate, in una comunità di persone che lavorano e non possono recarsi in Ambasciata negli orari previsti, può essere difficile. Ma le cento firme e le modalità di autenticazione sono fissate dalla legge e note da anni, il decreto è arrivato nei termini, e la stessa SIA oggi ringrazia l’Ambasciata per la disponibilità dimostrata. Un insuccesso organizzativo sarebbe qualcosa su cui riflettere. Ed è esattamente ciò che avevo scritto in quell’articolo: la lista non era riuscita a raccogliere le firme, le regole erano note da tempo, e farsi trovare impreparati è meno legittimo che criticarle.

Ora però la SIA mi corregge, e la spiegazione è completamente diversa: la lista era pronta, la struttura esisteva, le cento firme si sarebbero potute raccogliere. Si è semplicemente deciso di non farlo, con una scelta definita “strategica” e “lungimirante”. Della burocrazia che dieci giorni prima della scadenza veniva indicata come un rischio di “boicottaggio”, nel comunicato non c’è più traccia. E mentre un candidato della lista lamenta la scarsa disponibilità dell’Ambasciata, l’associazione la ringrazia per la disponibilità dimostrata. Il candidato dice che si è provato e non si è riusciti. L’associazione dice che si poteva riuscire e si è scelto di non farlo. Le due versioni non possono essere vere entrambe. Prendo comunque atto della correzione. Ma se è vera la versione dell’associazione, non alleggerisce la posizione di chi ha deciso. La aggrava.

Delle due l’una. Se non si è riusciti a raccogliere le firme, lo si dica chiaramente: non sarebbe la fine del mondo. Ma se davvero esistevano tutte le condizioni per presentare la lista e si è deliberatamente scelto di non farlo, la questione diventa molto più seria. Significa aver rinunciato a partecipare a un processo democratico con la conseguenza, facilmente prevedibile, che in assenza di altre liste le elezioni non si sarebbero tenute e la comunità sarebbe rimasta senza un nuovo Comites eletto. Quale interesse collettivo sarebbe stato tutelato da questa rinuncia?

C’è poi un’altra domanda. La delegittimazione del Comites negli anni passati, oggi addotta per giustificare il passo indietro, era perfettamente nota il 31 agosto. Anzi, era il motivo stesso della candidatura, presentata come “ricostruzione” di un organismo uscito da un mandato “profondamente deludente”. Il 31 agosto quel contesto era una ragione per candidarsi. Oggi è diventato la ragione per non farlo. Che cosa è cambiato nel frattempo? Il comunicato non lo dice. E se le poltrone davvero non interessano, come si legge nel comunicato, resta da spiegare perché il 31 agosto si annunciasse una lista di quindici candidati per i dodici seggi del Comites. Nessuno si candida per non essere eletto.

Quanto all’impegno che l’associazione dichiara di voler continuare “con o senza Comites”: la Singapore Italian Association è un’organizzazione privata, io stesso ne ho fatto parte e non ne contesto né la legittimità né le attività. Che continui a offrire servizi, organizzare eventi e creare posti di lavoro è legittimo, e se lo fa bene, buon per lei e per chi ne beneficia. Ma non confondiamo i piani. Il Comites riceve il proprio mandato dai cittadini attraverso le elezioni. Nessuna associazione, per quanti anni di attività e risultati possa vantare, può arrogarsi da sola un mandato equivalente. Elencare posti di lavoro e servizi non spiega perché, dopo aver annunciato una candidatura e dichiarato di avere tutte le risorse necessarie, si sia deciso di rinunciarvi.

Il comunicato parla di una decisione presa “con piena consapevolezza”. Una decisione consapevole presuppone una valutazione delle conseguenze, e la mancata elezione del nuovo Comites era una conseguenza prevedibile. Rivendicare pubblicamente quella rinuncia come lungimiranza significa assumersene anche la responsabilità politica.

Sulle mie “dimissioni infantili”, infine, una differenza molto semplice. Io rinunciai al mio incarico per una questione di principio. La SIA dichiara oggi di aver rinunciato volontariamente a partecipare a un’elezione. La mia decisione riguardava il mio posto. La loro, in assenza di altre liste, ha lasciato un’intera comunità senza una nuova rappresentanza eletta.

Sarebbe più utile, credo, rispondere a queste domande anziché dedicare spazio a polemiche personali, blog, social e fotografie. Perché una cosa è certa: il Comites di Singapore non verrà rinnovato. E se questo risultato è frutto di una scelta deliberata e consapevole, come oggi viene dichiarato, la comunità merita di sapere perché lo si è ritenuto preferibile. L’impegno per la comunità si può continuare a dichiarare. La rappresentanza democratica non si sostituisce con un comunicato stampa.

Nello Castellano




Elezioni COMITES 2026 a Singapore: un fallimento che viene da lontano

Le elezioni per il rinnovo del COMITES di Singapore, previste per dicembre 2026, non si terranno.

Il 6 ottobre l’Ambasciata d’Italia a Singapore ha comunicato che, con decreto consolare del Capo della Cancelleria, è stata dichiarata la “non procedibilità” dell’elezione dei componenti del Comitato degli Italiani all’Estero per la circoscrizione consolare di Singapore. 

Dietro questa scarna formula burocratica c’è però una situazione che merita qualche riflessione, perché questa volta non siamo arrivati neppure al punto in cui gli elettori potessero scegliere chi votare. Il processo elettorale si è arenato prima, nella fase di presentazione delle liste, perché non è stato raggiunto il numero di sottoscrizioni necessario per consentirne la presentazione.

La legge prevede infatti che, nelle circoscrizioni che vanno da 3.000 a 50.000 cittadini italiani residenti, una lista debba essere sostenuta da almeno 100 elettori. I sottoscrittori devono possedere i requisiti previsti, risultare negli elenchi elettorali della circoscrizione, non possono essere candidati e non possono sottoscrivere più di una lista. A Singapore non è stato possibile raggiungere quella soglia e quindi, molto semplicemente, non ci saranno liste e non ci saranno elezioni.

È difficile non considerarlo, almeno dal punto di vista della rappresentanza della comunità, un assoluto fallimento. Sarebbe però troppo semplice attribuirlo soltanto a una legge vecchia e a una procedura burocratica che certamente meriterebbe di essere rivista, così come sarebbe troppo comodo liquidare tutto sostenendo che agli italiani di Singapore non interessa partecipare. Per capire come siamo arrivati a questo punto bisogna mettere insieme diversi elementi e, soprattutto, guardare anche a quello che è successo negli ultimi cinque anni.

Cento firme sembrano poche: non lo sono

Singapore ha una comunità italiana sufficientemente numerosa da avere diritto a un COMITES e trovare cento persone disponibili a sottoscrivere la presentazione di una lista potrebbe sembrare relativamente facile. Va anche ricordato che firmare una lista non significa votarla o sostenerne politicamente i candidati: significa semplicemente consentirle di partecipare alle elezioni, lasciando poi ciascun elettore completamente libero di votare chi vuole o di non votare affatto.

La realtà ha dimostrato che quelle cento firme non erano affatto così semplici da raccogliere. I sottoscrittori devono possedere determinati requisiti e la firma deve essere raccolta secondo le modalità previste dalla normativa. L’Ambasciata aveva cercato di agevolare il processo consentendo le sottoscrizioni durante gli orari di apertura, organizzando aperture straordinarie e rendendosi disponibile anche a valutare altre modalità per facilitarne la raccolta. Nonostante questo, la soglia non è stata raggiunta.

Nel 2021 la situazione era stata diversa perché, per quella tornata elettorale, erano state introdotte alcune semplificazioni e il numero minimo di sottoscrizioni richieste nelle circoscrizioni delle dimensioni di Singapore era stato temporaneamente ridotto da cento a cinquanta. Quelle erano però misure eccezionali e nel 2026 si è tornati alla normativa ordinaria.

Il problema della burocrazia quindi esiste. È perfettamente legittimo chiedersi se nel 2026 abbia ancora senso utilizzare procedure concepite più di vent’anni fa, quando oggi lo Stato italiano dispone di SPID, CIE e sistemi attraverso i quali potrebbe verificare digitalmente sia l’identità del sottoscrittore sia il possesso dei requisiti necessari.

Ma fermarsi alla burocrazia sarebbe troppo facile.

Dal 2021 al 2026 qualcosa è cambiato

Le precedenti elezioni del COMITES di Singapore hanno registrato la più alta percentuale di partecipazione al mondo. È un dato importante, perché dimostra che almeno allora il problema non era semplicemente il disinteresse della comunità. Molti italiani avevano partecipato e le aspettative nei confronti del nuovo organismo erano inevitabilmente alte.

Cinque anni dopo siamo invece arrivati a una situazione nella quale non si riescono a raccogliere neppure le cento firme necessarie per consentire a una lista di presentarsi.

In mezzo ci sono cinque anni di gestione fallimentare delle attività del COMITES uscente e sarebbe difficile sostenere che quanto accaduto durante quel periodo non abbia avuto alcuna influenza sulla percezione che la comunità ha oggi di questo organismo.

Quasi quattro anni del mandato sono stati assorbiti dal tentativo di registrare il COMITES presso il Registry of Societies di Singapore. La registrazione era diventata uno dei baluardi della maggioranza del Comitato, portata avanti dietro una contrapposizione ormai pregiudiziale e nonostante le decine di mozioni di cui sono stato primo firmatario e i ripetuti richiami a un problema fondamentale: la compatibilità dello statuto richiesto per la registrazione con la legge italiana che disciplina natura e funzionamento dei COMITES. Non fu quindi un ostacolo scoperto alla fine del percorso, ma una questione sollevata più e più volte nel corso di quei quattro anni e sistematicamente ignorata. Tempo ed energie sono stati comunque investiti nel progetto fino alla sua conclusione paradossale: ottenuta finalmente la registrazione, l’Ambasciata ne ha chiesto la cancellazione proprio per le incompatibilità che erano state segnalate per anni.

Se una parte così rilevante di un mandato viene investita in un progetto che alla fine deve essere abbandonato perché incompatibile con il quadro normativo entro il quale lo stesso organismo deve operare, è inevitabile chiedersi se quelle energie avrebbero potuto essere impiegate diversamente e, soprattutto, se scelte diverse avrebbero potuto evitare di portarci dove siamo oggi: senza elezioni e senza quello strumento di rappresentanza che alla comunità italiana di Singapore spetta di diritto.

Non ci si può ricordare del Comites soltanto quando arrivano le elezioni e servono cento firme. La partecipazione si costruisce nei cinque anni precedenti, mantenendo un rapporto con la comunità, ascoltandone le esigenze e, soprattutto, dimostrando con i fatti perché quell’organismo deve continuare a esistere.

Passare dalla partecipazione record del 2021 all’impossibilità di raccogliere cento firme nel 2026 deve quindi far riflettere anche chi ha amministrato il COMITES durante questi cinque anni.

Ma le regole erano ben note

Chi avrebbe voluto raccoglierne il testimone conosceva, o avrebbe dovuto conoscere, le regole previste per il 2026. Le facilitazioni introdotte nel 2021 erano eccezionali e questa volta sarebbero state necessarie cento sottoscrizioni valide.

Cento firme non si raccolgono negli ultimi giorni. Serve organizzazione, presenza nella comunità e un lavoro iniziato con sufficiente anticipo, puntando possibilmente a raccoglierne anche più del minimo richiesto. Anche perché tra annunciare una lista dandola per certa e riuscire effettivamente a presentarla c’è una differenza che queste elezioni ha reso piuttosto evidente.

Si può considerare assurdo che nel 2026 sia ancora necessario passare attraverso procedure di questo tipo e ci sono ottime ragioni per chiedere che vengano modernizzate. Ma finché quelle regole rimangono in vigore, sono quelle con cui bisogna confrontarsi. Criticarle è legittimo, farsi trovare impreparati molto meno.

Un fallimento con tanti padri

Alla fine sarebbe rassicurante individuare un solo responsabile, perché permetterebbe a tutti gli altri di sentirsi assolti. Ma questo fallimento, di padri, sembra averne parecchi.

C’è un sistema burocratico vecchio, che dovrebbe essere aggiornato e che rende inutilmente complicato un processo che oggi potrebbe essere gestito anche attraverso strumenti digitali. C’è un COMITES uscente che dovrebbe interrogarsi seriamente su come siano stati utilizzati questi cinque anni e su quanto sia riuscito a mantenere il rapporto con la comunità che era stato chiamato a rappresentare. E c’è chi avrebbe voluto raccoglierne il testimone ma, per qualsiasi ragione, non è riuscito a organizzarsi in tempo per superare nemmeno il primo requisito necessario per arrivare alle urne.

In molti, insomma, avranno il dovere di passarsi una mano sulla coscienza.

Fonti

  • Ambasciata d’Italia a Singapore, Comunicato Decreto Consolare di non procedibilità all’elezione dei componenti del COMITES, 6 ottobre 2026.  ⁠Comunicato ufficiale
  • Ambasciata d’Italia a Singapore, Predisposizione e presentazione delle liste elettorali. Sottoscrizione e autentiche delle firme.  ⁠Norme per la presentazione delle liste
  • Ambasciata d’Italia a Singapore, Elezioni COMITES 2026.  ⁠Elezioni COMITES 2026
  • Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Legge 23 ottobre 2003, n. 286.  ⁠Legge 286/2003



Singapore F1 GP 2026: chiusure stradali e trasporti pubblici, cosa cambia dal 7 al 13 ottobre

Con l’arrivo del Singapore Formula 1 Grand Prix 2026, Singapore entrerà, come sempre, in modalità Formula 1. Come ogni anno l’area di Marina Centre e del Padang sarà interessata da chiusure stradali, deviazioni e modifiche ai trasporti pubblici. Per chi vive, lavora o si muove in centro, conviene organizzarsi per tempo.

Le misure legate all’evento saranno in vigore dal 7 al 13 ottobre 2026, con un impatto particolare nei giorni del Gran Premio, cioè dal 9 all’11 ottobre.

Le principali chiusure stradali

Le chiusure interesseranno soprattutto la zona di Marina Centre e Padang.

La chiusura progressiva partirà dalle 00:01 del 7 ottobre, mentre la riapertura completa è prevista entro le 05:30 del 13 ottobre.

Tra le strade principali coinvolte figurano:

  • St Andrew’s Road
  • Esplanade Drive
  • Raffles Boulevard
  • Republic Boulevard
  • Raffles Avenue
  • Bayfront Avenue

Chi deve raggiungere il centro in auto o taxi deve mettere in conto rallentamenti, accessi limitati e possibili deviazioni.

Riaperture temporanee

Per ridurre l’impatto sul traffico, alcuni corridoi stradali verranno riaperti temporaneamente in specifiche fasce orarie.

Gli orari indicati sono:

  • 7 e 8 ottobre: dalle 05:30 alle 10:00
  • 9 ottobre: dalle 05:30 alle 10:00
  • 12 ottobre: dalle 05:30 alle 10:00 e dalle 17:00 alle 20:30

Questo significa che, in alcune finestre, il traffico pendolare del mattino potrà beneficiare di un alleggerimento, ma resta comunque consigliabile prevedere tempi di percorrenza più lunghi del normale.

MRT con orari prolungati

Dal 9 all’11 ottobre, in concomitanza con il weekend di gara, saranno attivati servizi ferroviari prolungati.

Per i treni NSL/EWL da City Hall, gli ultimi orari indicati sono:

  • 9 ottobre: 00:30
  • 10 ottobre: 00:30
  • 11 ottobre: 00:45

Anche altre linee prolungheranno il servizio, mentre è segnalata l’esclusione del collegamento con Changi Airport.

Per chi deve recarsi nell’area dell’evento o rientrare dopo le gare e le attività serali, la MRT resta la soluzione più pratica.

Autobus: deviazioni e fermate saltate

Anche il trasporto di superficie subirà modifiche.

Secondo le informazioni disponibili:

  • 37 servizi SBS Transit saranno interessati da deviazioni o fermate saltate
  • le modifiche saranno attive dal 6 al 12 ottobre
  • 16 servizi SBS Transit saranno inoltre prolungati nelle serate dal 9 all’11 ottobre

Chi usa abitualmente l’autobus, soprattutto nelle zone centrali, dovrebbe controllare in anticipo il proprio percorso e verificare eventuali fermate temporaneamente non servite.

Il consiglio pratico

Nei giorni del Gran Premio, City Hall sarà una delle stazioni più affollate. Se possibile, vale la pena considerare alternative come:

  • Raffles Place
  • Clarke Quay
  • Esplanade

Un altro punto utile da ricordare è che i sottopassi pedonali e i ponti sopraelevati restano aperti, quindi muoversi a piedi può spesso essere più semplice rispetto a tentare di attraversare l’area in auto.




Scuole locali a Singapore: cambiano le regole per l’ingresso in Primary 1

Per le famiglie italiane che hanno scelto la scuola locale a Singapore, la Primary 1 Registration è un passaggio importante, soprattutto quando si avvicina il momento di scegliere la scuola e, in alcuni casi, anche dove abitare. La distanza tra casa e scuola può infatti influire sulle possibilità di ottenere un posto e non è un caso che molti annunci immobiliari mettano in evidenza la presenza di determinate primary school entro 1 o 2 km dall’abitazione.

Dal 2027 le regole cambieranno per 12 scuole. Il Ministry of Education (MOE) introdurrà un nuovo criterio per la Phase 2C, riservando per la prima volta una parte dei posti anche ai bambini che vivono oltre 2 km dalla scuola.

La modifica riguarderà il Primary 1 Registration Exercise del 2027 e quindi i bambini che inizieranno la Primary 1 nel 2028.

Cosa cambia nella Phase 2C

La Primary 1 Registration per Singapore Citizens e Permanent Residents si svolge attraverso cinque fasi, ognuna con i propri criteri di accesso. La Phase 2C è quella aperta ai bambini che non hanno ancora ottenuto un posto nelle fasi precedenti e, dal 2027, il numero minimo di posti riservati a questa fase passerà da 40 a 60.

Per 12 primary school verrà applicata una regola particolare: 30 posti saranno riservati ai bambini che abitano entro 2 km dalla scuola e altri 30 a quelli che abitano oltre i 2 km.

All’interno dei due gruppi non ci sarà un’ulteriore priorità legata alla distanza. Questo significa, per esempio, che nella prima fascia una famiglia che vive a 500 metri dalla scuola e una che vive a 1,8 km concorreranno per lo stesso gruppo di posti.

Se le richieste dovessero superare i posti disponibili, continuerà a essere utilizzato il balloting.

Le 12 scuole interessate

Il nuovo sistema verrà introdotto in queste primary school:

  • Anglo-Chinese School (Junior)
  • Anglo-Chinese School (Primary)
  • CHIJ (Katong) Primary
  • Methodist Girls’ School (Primary)
  • Nanyang Primary School
  • Ngee Ann Primary School
  • Pei Hwa Presbyterian Primary School
  • Raffles Girls’ Primary School
  • Singapore Chinese Girls’ Primary School
  • St. Margaret’s School (Primary)
  • Tanjong Katong Primary School
  • Tao Nan School

Non si tratta semplicemente di dodici scuole particolarmente richieste. La scelta è legata soprattutto ai quartieri nei quali si trovano e alla tipologia delle abitazioni presenti nelle loro immediate vicinanze.

Entro 2 km da ciascuna di queste scuole, gli HDB rappresentano meno del 40% delle abitazioni. In alcuni casi la differenza rispetto alla media di Singapore è molto marcata: intorno alla Raffles Girls’ Primary School, per esempio, soltanto il 5% delle abitazioni entro 2 km è public housing, mentre nelle dodici zone interessate la percentuale varia complessivamente dal 5% al 37%.

Il problema è abbastanza intuitivo. Se la vicinanza alla scuola aumenta le possibilità di ottenere un posto e intorno a quella scuola si trovano prevalentemente condo e landed property, il costo e la disponibilità delle abitazioni finiscono indirettamente per avere un peso anche nell’accesso alla scuola.

Il nuovo sistema cerca di ridurre questo effetto, mettendo a disposizione metà dei posti della Phase 2C anche per chi vive fuori dal raggio dei 2 km.

Quando la scelta della scuola influenza quella della casa

Chi cerca casa a Singapore con figli piccoli si accorge abbastanza rapidamente di quanto scuole e mercato immobiliare siano collegati. Negli annunci di vendita e affitto è frequente trovare indicazioni come “within 1 km” o “within 2 km” seguite dai nomi delle primary school della zona.

Per alcune famiglie la distanza dalla scuola diventa quindi uno dei criteri con cui scegliere l’abitazione e, nel caso delle scuole più richieste, può arrivare a influenzare la decisione di trasferirsi da un quartiere all’altro.

Le nuove regole potrebbero rendere questa scelta un po’ meno vincolante per le dodici scuole interessate. Una famiglia che vive oltre i 2 km non dovrà infatti concorrere per gli stessi 30 posti riservati a chi abita nelle immediate vicinanze.

Anche allargando di poco il raggio intorno alle scuole cambia parecchio la disponibilità di abitazioni. Entro 3 km, per la maggior parte delle dodici scuole, la quota di HDB supera già il 40%. Per chi deve contemporaneamente scegliere una scuola e cercare casa significa poter prendere in considerazione più quartieri, senza dover necessariamente concentrare la ricerca nelle strade immediatamente intorno alla scuola desiderata.

Per i figli di molti italiani la procedura è diversa

C’è però una distinzione importante, soprattutto per la nostra comunità.

Le nuove regole della Phase 2C riguardano il normale processo di Primary 1 Registration al quale partecipano Singapore Citizens e Permanent Residents. Il MOE conferma che per SC e PR la registrazione si svolge attraverso cinque fasi: Phase 1, 2A, 2B, 2C e 2C Supplementary. (Placement Portal)

Molti bambini italiani che vivono a Singapore, invece, non sono Permanent Residents e sono quindi considerati International Students dal MOE. È il caso, per esempio, di molte famiglie nelle quali i genitori lavorano a Singapore con un Employment Pass e i figli vivono qui con un Dependant’s Pass.

Per loro l’iscrizione alla Primary 1 segue una procedura separata e avviene dopo l’assegnazione dei posti a Singapore Citizens e Permanent Residents. (Placement Portal)

È una differenza fondamentale, perché significa che trasferirsi entro 1 o 2 km da una determinata scuola non permette a un International Student di partecipare alla Phase 2C e non gli attribuisce la relativa priorità sulla base della distanza.

Prima di scegliere casa pensando a una determinata primary school è quindi importante verificare lo status del bambino e la procedura di ammissione che gli si applica. Le strategie sulla distanza di cui si parla spesso tra genitori a Singapore possono essere molto rilevanti per un bambino SC o PR e non esserlo affatto per un bambino International Student.

La distanza sulla mappa e il tragitto reale

Per le famiglie alle quali si applicheranno le nuove regole, poter considerare una scuola anche oltre i 2 km amplia sicuramente le possibilità, ma introduce un’altra valutazione molto pratica: il tragitto quotidiano.

A Singapore la distanza in chilometri non dice necessariamente quanto tempo servirà per arrivare a scuola. Una primary school a 4 km raggiungibile con un autobus diretto può essere più comoda di una scuola più vicina che richiede due cambi, mentre l’apertura di nuove linee e stazioni MRT ha reso alcune scuole facilmente raggiungibili anche da quartieri che sulla mappa sembrano relativamente lontani.

Questo aspetto conta soprattutto perché il tragitto non viene fatto occasionalmente. È quello che il bambino dovrà affrontare ogni mattina, cinque giorni alla settimana, e spesso in un orario nel quale MRT, autobus e strade sono particolarmente frequentati.

Le nuove regole permetteranno quindi ad alcune famiglie di guardare oltre il tradizionale raggio dei 2 km senza dover necessariamente trasferirsi vicino alla scuola. Nella scelta finale continueranno però a pesare insieme diversi fattori: possibilità effettive di ammissione, costo della casa, quartiere, collegamenti e tempo necessario per accompagnare i figli a scuola ogni giorno.

Per chi sta pianificando contemporaneamente l’ingresso in Primary 1 e un cambio di casa, dal 2027 ci sarà insomma qualche possibilità in più, ma la prima cosa da verificare rimane lo status del bambino: solo dopo ha senso iniziare a ragionare di chilometri.




Nuova legge sulla coesione sociale a Singapore: cosa cambia dal 15 settembre

Singapore è uno dei Paesi più multiculturali al mondo e la convivenza tra comunità diverse è da sempre uno dei temi sui quali il Governo mantiene particolare attenzione. Da martedì 15 settembre entra in vigore il Maintenance of Racial Harmony Act (MRHA), la nuova legge pensata per rafforzare gli strumenti a tutela dell’armonia razziale e della coesione sociale nel Paese.

La legge era stata approvata dal Parlamento il 4 febbraio 2025 e riunisce in un unico quadro normativo diverse disposizioni già esistenti, introducendo allo stesso tempo nuovi strumenti per intervenire quando comportamenti o contenuti rischiano di creare tensioni tra le diverse comunità presenti a Singapore.

Cosa prevede la nuova legge

Uno degli strumenti principali introdotti dal Maintenance of Racial Harmony Act è la possibilità per il Ministro degli Interni di emettere dei restraining orders nei confronti di persone che producono, diffondono o comunicano contenuti considerati dannosi per l’armonia razziale.

Un ordine di questo tipo può, per esempio, impedire a una persona di continuare a diffondere determinati contenuti e obbligarla ad adottare le misure ragionevolmente necessarie per renderli non più accessibili al pubblico a Singapore.

Non si tratta comunque di un potere privo di controlli. Gli ordini emessi vengono sottoposti al nuovo Presidential Council for Racial and Religious Harmony, che li esamina e formula una propria raccomandazione prima della decisione finale del Presidente.

Non solo sanzioni

Un aspetto interessante della nuova normativa è l’introduzione della Community Remedial Initiative.

Per alcune violazioni meno gravi, invece di procedere direttamente per via giudiziaria, potrà essere offerta alla persona coinvolta la possibilità di rimediare attraverso attività rivolte alla comunità interessata.

L’idea è abbastanza semplice: quando possibile, non limitarsi a punire un comportamento, ma provare anche a ricostruire il rapporto con la comunità che ne è stata colpita. Chi completa con successo questo percorso può evitare il procedimento penale per quella specifica violazione.

Maggiore attenzione anche alle influenze straniere

La legge introduce inoltre nuove regole per alcune organizzazioni legate a specifiche comunità razziali.

Circa 300 associazioni di clan e organizzazioni imprenditoriali saranno progressivamente designate come “race-based entities” e dovranno rispettare determinati obblighi di trasparenza, tra cui la dichiarazione di finanziamenti e affiliazioni provenienti dall’estero.

L’obiettivo dichiarato dal Ministry of Home Affairs è ridurre il rischio che soggetti stranieri possano utilizzare organizzazioni locali per influenzare o alimentare divisioni all’interno della società singaporiana. I primi obblighi di reporting per le organizzazioni interessate sono previsti per aprile 2028.

Nasce un nuovo Presidential Council

Con l’entrata in vigore della legge inizierà anche il mandato del nuovo Presidential Council for Racial and Religious Harmony, che sostituirà il precedente Presidential Council for Religious Harmony.

Il nuovo organismo sarà composto da 12 membri provenienti dalle principali comunità razziali e religiose di Singapore, oltre a persone con esperienza nel servizio pubblico e nelle relazioni comunitarie.

Il Consiglio avrà il compito di fornire pareri sulle questioni che riguardano l’armonia razziale e religiosa e avrà, come abbiamo visto, anche un ruolo di controllo sui restraining orders previsti dalla nuova legge.

Perché Singapore introduce questa legge

Per chi vive qui da qualche tempo, l’attenzione che Singapore dedica a questi temi non è certo una novità.

Cinesi, malesi, indiani, eurasiatici e una numerosa popolazione internazionale convivono in uno spazio molto piccolo, con religioni, culture e tradizioni profondamente diverse. Il mantenimento di questo equilibrio viene considerato una componente essenziale della stabilità del Paese.

Singapore dispone già dal 1990 del Maintenance of Religious Harmony Act, dedicato alla tutela dell’armonia religiosa. La nuova legge applica un’impostazione simile alle questioni razziali e consolida in un unico quadro normativo diversi strumenti già presenti nell’ordinamento.

Vale la pena sottolineare anche un dato: strumenti di questo genere non significano necessariamente un loro utilizzo frequente. Durante il dibattito parlamentare del 2025 era stato ricordato che, nonostante il Maintenance of Religious Harmony Act esista da oltre trent’anni, fino ad allora non era mai stato necessario utilizzare i restraining orders previsti dalla legge.

Il principio seguito da Singapore sembra quindi essere soprattutto preventivo: stabilire con chiarezza quali siano i limiti e avere gli strumenti per intervenire nel caso in cui vengano superati.

Dal 15 settembre, questo approccio viene esteso e rafforzato anche sul fronte dell’armonia razziale, in un momento in cui social media, disinformazione e possibili interferenze provenienti dall’estero possono rendere molto più rapida la diffusione di contenuti capaci di creare tensioni tra comunità diverse.

Fonte: Ministry of Home Affairs




Happy 61st Birthday Singapore!

Dal riconoscimento all’ambizione strategica: Italia e Singapore attraverso una relazione lunga 61 anni

Nel 61º anno dell’indipendenza di Singapore, una relazione antica quasi quanto la Repubblica stessa si è trasformata dal precoce riconoscimento diplomatico in una collaborazione articolata nei settori del commercio, della scienza, della tecnologia, della cultura, della difesa e della connettività marittima.

Il 9 agosto 1965 Singapore divenne uno Stato indipendente e sovrano. L’Italia fu tra i primi Paesi a riconoscere la nuova Repubblica e le relazioni diplomatiche formali furono stabilite il 28 ottobre dello stesso anno. La distinzione è importante: nel 2025 sono stati celebrati i sessant’anni delle relazioni diplomatiche, mentre la Festa Nazionale del 2026 segna i sessantuno anni dell’indipendenza di Singapore. Il rapporto bilaterale raggiungerà formalmente il proprio 61º anniversario il prossimo 28 ottobre. In termini concreti, l’Italia ha quindi accompagnato Singapore come partner diplomatico per quasi tutta la storia della Repubblica moderna.

Una relazione discreta, costruita sulla compatibilità

Il rapporto tra Italia e Singapore non è mai stato definito da un unico avvenimento eclatante. La sua forza è derivata piuttosto dall’accumularsi di risultati concreti: una rotta aerea aperta, un meccanismo di consultazione istituito, un programma di ricerca finanziato, un porto collegato, un’impresa che sceglie Singapore come base asiatica o un’iniziativa culturale che ritorna anno dopo anno.

I due Paesi sono geograficamente lontani, ma condividono interessi fondamentali. Entrambi possiedono economie orientate verso l’esterno, la cui prosperità dipende in misura significativa dal commercio internazionale, dalla connettività marittima, dalla stabilità delle regole globali e dall’accesso ai mercati.

Singapore è un importante centro finanziario, tecnologico e logistico del Sud-est asiatico. L’Italia unisce manifattura avanzata, ricerca scientifica, design e una posizione strategica nel Mediterraneo. La collaborazione nasce quindi non tanto dalla somiglianza, quanto dalla complementarità. Le istituzioni dei due Paesi hanno più volte ricondotto il rapporto alla comune difesa di un ordine internazionale aperto e fondato sulle regole.

Dal riconoscimento a una cooperazione strutturata

Nei primi decenni, i due governi costruirono gradualmente l’architettura pratica della relazione. Nel 1985 fu firmato un accordo sui servizi aerei, seguito nel 1990 da un’intesa di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica. Nel 1991 furono disciplinati l’accesso e il trattamento delle navi mercantili nei rispettivi porti, mentre una dichiarazione congiunta del 1997 rafforzò la cooperazione politica.

Questi accordi già anticipavano i settori che sarebbero diventati centrali negli anni successivi: mobilità, attività marittime, ricerca e dialogo istituzionale.

Un ulteriore passo avanti avvenne nel marzo 2009, quando Italia e Singapore firmarono un Memorandum d’intesa sulla cooperazione politica. L’accordo istituì consultazioni bilaterali regolari, trasformando una relazione tradizionalmente amichevole in un processo diplomatico più strutturato, esteso alle questioni economiche, culturali, regionali e internazionali.

Il 2016 come punto di svolta

Dopo il cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche, celebrato nel 2015, il rapporto acquisì una nuova visibilità politica. Nel maggio 2016 il presidente Tony Tan Keng Yam effettuò la prima visita di Stato in Italia di un presidente della Repubblica di Singapore. Fu ricevuto dal presidente Sergio Mattarella e dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e fu accompagnato da una consistente delegazione imprenditoriale.

Il presidente Mattarella definì Singapore un partner prioritario per l’Italia nel Sud-est asiatico, sottolineandone il ruolo come punto d’accesso alla regione. Durante la visita furono concluse intese tra università, centri di ricerca ed enti pubblici, oltre a un nuovo accordo intergovernativo sulla cooperazione scientifica e tecnologica.

Nello stesso anno, la ministra della Difesa Roberta Pinotti divenne la prima rappresentante italiana a partecipare allo Shangri-La Dialogue, il principale forum internazionale sulla sicurezza organizzato a Singapore.

L’accordo scientifico firmato a Roma nel 2016 entrò in vigore nel giugno 2020. La nuova cornice rese la cooperazione nella ricerca più ambiziosa e meglio finanziata, portandola progressivamente da settore accessorio a uno degli elementi centrali del rapporto.

Economia e investimenti: molto oltre il cibo e la moda

Le relazioni economiche costituiscono ancora oggi il fondamento pratico più visibile della collaborazione. L’Accordo di libero scambio tra Unione europea e Singapore, entrato in vigore nel novembre 2019, ha eliminato o ridotto numerose barriere per le imprese europee, comprese quelle italiane. A questo si è aggiunto l’Accordo UE-Singapore sul commercio digitale, entrato in vigore il 1º febbraio 2026.

Singapore rappresenta la principale destinazione delle esportazioni italiane nel Sud-est asiatico. L’interscambio di merci ha raggiunto circa 4,46 miliardi di euro nel 2024. I dati provvisori pubblicati dall’Osservatorio economico del Ministero degli Affari Esteri indicano per il 2025 un interscambio di 3,58 miliardi, con esportazioni italiane superiori a 3,08 miliardi e un saldo positivo per l’Italia di circa 2,59 miliardi di euro.

La composizione delle esportazioni corregge uno stereotipo ancora diffuso sulla presenza italiana all’estero. Nel 2025 le categorie principali sono state computer, apparecchiature elettroniche e ottiche, macchinari industriali, prodotti farmaceutici e prodotti chimici. Tessile, abbigliamento, pelletteria, alimentari e bevande rimangono importanti, ma fanno parte di una relazione industriale molto più ampia.

La presenza italiana a Singapore non si limita quindi alle tradizionali “tre F”: food, furniture e fashion ma, comprende ingegneria avanzata, elettronica, farmaceutica, energia, infrastrutture e tecnologia.

A Singapore operano ormai più di 300 imprese italiane, sostenute da una comunità residente di oltre 5.000 persone. Per molte aziende, la città-Stato non rappresenta soltanto un mercato nazionale, ma una sede regionale, un centro finanziario, un partner tecnologico e una piattaforma per l’espansione nel Sud-est asiatico.

Scienza, tecnologia e cooperazione digitale

La cooperazione scientifica è diventata uno degli elementi più sostanziali della relazione. Nell’ambito dell’accordo del 2016 sono stati avviati dieci progetti esecutivi congiunti per il periodo 2023–2025, sostenuti da un finanziamento complessivo dei due Paesi pari a circa 6 milioni di euro.

I settori interessati mostrano chiaramente l’orientamento verso il futuro: intelligenza artificiale, food technology, ricerca oncologica e immunologica, medicina della pelle, idrogeno, fotonica, tecnologie quantistiche e robotica. Singapore ospita inoltre una rete di oltre cento accademici e ricercatori italiani attivi presso istituzioni quali NUS, NTU, A*STAR, Duke-NUS e SUTD.

La cooperazione digitale è stata ulteriormente formalizzata nell’agosto 2021, con la firma di un memorandum riguardante economia digitale, commercio elettronico, digital trade, tecnologie emergenti, servizi pubblici digitali e scambio di esperienze tra le amministrazioni.

Iniziative più recenti hanno messo in contatto istituzioni e imprese nei settori dei semiconduttori, della transizione energetica e della formazione universitaria avanzata. Gli accordi annunciati nel 2025 hanno coinvolto SACE e la società di semiconduttori Silicon Box; SACE, Prysmian e Sembcorp nei progetti legati alla transizione energetica; e l’Università di Torino con la Nanyang Technological University per la supervisione congiunta di programmi di dottorato.

Questo è probabilmente uno dei cambiamenti più importanti dell’ultimo decennio: Singapore incontra sempre più spesso l’Italia non soltanto come Paese della cultura e dello stile di vita, ma anche come fonte di ricerca, ingegneria, industria avanzata e innovazione tecnologica.

Due Paesi marittimi

Il mare è sempre stato implicitamente presente nel rapporto. La posizione di Singapore tra l’Oceano Indiano e il Pacifico e quella dell’Italia al centro del Mediterraneo attribuiscono a entrambi i Paesi un interesse diretto per la navigazione, i porti, la sicurezza delle rotte commerciali e l’efficienza della logistica.

La visita a Singapore della nave scuola Amerigo Vespucci, nell’ottobre 2024, ha dato a questa connessione marittima un forte simbolo culturale e istituzionale.

La collaborazione è diventata ancora più concreta nel febbraio 2026, quando PSA International e l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale hanno firmato un memorandum destinato a mobilitare circa un miliardo di dollari di investimenti privati per la modernizzazione del terminal PSA di Genova Prà. Il progetto dovrebbe portare la capacità del terminal a tre milioni di TEU l’anno.

L’accordo collega fisicamente l’esperienza portuale di Singapore con l’ambizione italiana di rafforzare il proprio ruolo di piattaforma logistica mediterranea. Dimostra inoltre come la relazione bilaterale si stia spostando dalla promozione e dal dialogo verso infrastrutture, investimenti e impegni industriali di lungo periodo.

La cooperazione nella difesa si è sviluppata parallelamente attraverso visite di alto livello, addestramento, scambi militari, collaborazione tecnologica e attività navali. Nel maggio 2026 i due Paesi hanno concluso un Memorandum d’intesa sulla resilienza delle catene di approvvigionamento nel settore della difesa, con l’obiettivo di migliorare la capacità di rispondere a interruzioni impreviste.

Cultura e relazioni umane

Gli accordi istituzionali, da soli, non spiegano la solidità del rapporto. La sua infrastruttura umana è costituita da imprenditori, dipendenti, ricercatori, insegnanti, artisti, ristoratori, professionisti e famiglie che hanno costruito la propria vita tra i due Paesi.

Il sessantesimo anniversario del 2025 è stato celebrato anche con una mostra fotografica a Gardens by the Bay, composta da sessanta immagini dedicate a sei decenni di cooperazione politica, economica, scientifica, militare e culturale. Nel 2026 l’Italian Film Festival ha raggiunto la ventiquattresima edizione ed è stato definito dall’Ambasciata italiana come la più longeva manifestazione culturale italiana a Singapore.

Cinema, design, architettura, musica, letteratura e cucina rendono il rapporto visibile al pubblico. La cultura, tuttavia, non rappresenta soltanto un elemento decorativo della diplomazia. Crea familiarità e fiducia, avvicina nuove generazioni e conferisce un carattere umano riconoscibile a una relazione che altrimenti rischierebbe di rimanere esclusivamente istituzionale.

La comunità italiana a Singapore svolge un ruolo particolare in questo processo. Non è semplicemente beneficiaria del rafforzamento dei rapporti bilaterali: ne è una delle principali artefici. Ogni impresa italiana stabilita nella città-Stato, ogni ricercatore inserito in un’università locale, ogni famiglia mista e ogni associazione culturale aggiungono un collegamento permanente tra le due società.

Verso un partenariato strategico

La fase più recente è stata caratterizzata da contatti politici particolarmente frequenti. Il presidente Tharman Shanmugaratnam si è recato in Italia nel giugno 2024, incontrando il presidente Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ha incontrato nuovamente Mattarella durante una visita di lavoro a Roma nel marzo 2026, occasione in cui i due presidenti hanno accolto favorevolmente la crescita della cooperazione nei settori dell’economia, della cultura, della scienza e della difesa.

I due governi stanno ora lavorando per elevare la relazione al livello di partenariato strategico attraverso un piano d’azione triennale. Le prime consultazioni di alto livello, tenute a Singapore nel marzo 2026, hanno riguardato cooperazione politica e di sicurezza, scienza e tecnologia, spazio, collaborazione giudiziaria, relazioni economiche e cultura.

La formulazione è importante: il partenariato strategico è un obiettivo in costruzione, non una semplice etichetta cerimoniale già acquisita.

Una relazione che entra nel suo settimo decennio

La storia delle relazioni tra Italia e Singapore non è quella di una trasformazione improvvisa. È la storia di un’espansione costante della fiducia.

È iniziata con il riconoscimento del 1965. Si è sviluppata attraverso accordi aerei e marittimi, consultazioni politiche e legami commerciali. Ha acquisito maggiore visibilità attraverso visite presidenziali e scambi culturali. Si è poi estesa all’intelligenza artificiale, alle tecnologie quantistiche, ai semiconduttori, al commercio digitale, alle infrastrutture portuali e alla resilienza delle catene di approvvigionamento.

Oggi il rapporto non consiste più principalmente nel presentare l’Italia a Singapore o Singapore all’Italia. I due Paesi si conoscono. La fase successiva riguarda ciò che possono costruire insieme: collegare Asia ed Europa, mettere in comunicazione Pacifico e Mediterraneo e combinare la rapidità, il capitale e la proiezione regionale di Singapore con la profondità industriale, le capacità scientifiche e l’intelligenza creativa dell’Italia.

Mentre Singapore celebra il 61º anno della propria indipendenza, la comunità italiana può quindi festeggiare qualcosa di più di un anniversario diplomatico. Può celebrare una relazione alla quale ha partecipato direttamente e alla quale continua a contribuire.

Buon 61º compleanno, Singapore.


From Early Recognition to Strategic Ambition: Italy and Singapore Across a Relationship Spanning 61 Years

As Singapore marks its 61st year of independence, a relationship almost as old as the Republic has evolved from early diplomatic recognition into a broad partnership encompassing trade, science, technology, culture, defence and maritime connectivity.

On 9 August 1965, Singapore became an independent and sovereign nation. Italy was among the first countries to recognise the new Republic, and formal diplomatic relations were established on 28 October of that same year. The distinction is worth noting: 2025 marked sixty years of formal diplomatic relations, while Singapore’s National Day in 2026 celebrates sixty-one years of independence. The bilateral relationship will formally reach its 61st anniversary later this year, on 28 October. In practical terms, Italy has accompanied Singapore as a diplomatic partner for almost the entire history of the modern Republic.

A quiet relationship built on compatibility

The relationship between Italy and Singapore has never been defined by a single dramatic event. Its strength has instead come from accumulation: an air route opened, a political consultation established, a research programme financed, a port connected, a company choosing Singapore as its Asian base, or a cultural event returning year after year.

The two countries are geographically distant but share several fundamental interests. Both are outward-looking economies whose prosperity depends heavily on international trade, maritime connectivity, stable global rules and access to international markets. Singapore is a major financial, technological and logistics centre in Southeast Asia; Italy combines advanced manufacturing, scientific research, design and a strategic position at the centre of the Mediterranean. Their cooperation is therefore based less on similarity than on complementarity. Italian and Singaporean institutions have repeatedly described the relationship as one founded on support for an open, rules-based international order.

From recognition to structured cooperation

During the first decades, the two governments gradually constructed the practical architecture of the relationship. An air-services agreement was signed in 1985, followed by an agreement on cultural, scientific and technological cooperation in 1990. In 1991, the two countries regulated access and treatment for merchant vessels in their respective ports, while a 1997 joint declaration strengthened political cooperation. These agreements already reflected the areas that would later become central: mobility, maritime activity, research and institutional dialogue.

A further step came in March 2009, when Italy and Singapore signed a Memorandum of Understanding on Political Cooperation. The agreement established regular bilateral consultations, transforming a traditionally friendly relationship into a more structured diplomatic process covering economic, cultural, regional and international questions.

2016: a turning point

After the fiftieth anniversary of diplomatic relations in 2015, the relationship gained new political visibility. In May 2016, President Tony Tan Keng Yam made the first State Visit by a President of Singapore to Italy. He was received by President Sergio Mattarella and Prime Minister Matteo Renzi and was accompanied by a substantial business delegation.

President Mattarella described Singapore as a priority partner for Italy in Southeast Asia and emphasised its importance as a point of access to the wider region. The visit produced agreements between universities, research centres and public institutions, as well as a new intergovernmental agreement on scientific and technological cooperation. In the same year, Defence Minister Roberta Pinotti became the first Italian representative to attend the Shangri-La Dialogue, Singapore’s principal international security forum.

The scientific agreement signed in Rome in 2016 entered into force in June 2020. It gave bilateral research cooperation a more ambitious and better-funded framework, moving science from the margins of the relationship towards its centre.

Trade and investment: far beyond food and fashion

Economic relations remain the most visible practical foundation of the partnership. The EU-Singapore Free Trade Agreement, which entered into force in November 2019, removed or reduced numerous barriers affecting European companies, including Italian exporters. It was subsequently complemented by the EU-Singapore Digital Trade Agreement, which entered into force on 1 February 2026.

Singapore is Italy’s principal export destination in Southeast Asia. Bilateral merchandise trade reached approximately €4.46 billion in 2024. Provisional figures published by the Italian Ministry of Foreign Affairs show that it stood at €3.58 billion in 2025, with Italian exports remaining above €3.08 billion and Italy recording a trade surplus of approximately €2.59 billion.

The composition of those exports corrects a persistent stereotype about Italy’s international presence. In 2025, the largest categories were computers, electronic and optical equipment, industrial machinery, pharmaceutical products and chemicals. Textiles, clothing and leather goods remained significant, but they were part of a much broader industrial relationship. Italy’s role in Singapore is therefore not limited to the traditional image of food, furniture and fashion; it also includes advanced engineering, electronics, pharmaceuticals, energy, infrastructure and technology.

More than 300 Italian companies now operate in Singapore, supported by a resident Italian community of over 5,000 people. For many firms, Singapore is not simply a national market but a regional headquarters, financing centre, technology partner and platform for expansion across Southeast Asia.

Science, technology and digital cooperation

Scientific cooperation has become one of the most substantial elements of the bilateral relationship. Under the 2016 agreement, ten joint executive projects were launched for the 2023-2025 period, supported by combined funding of approximately €6 million.

Their fields reveal the future-oriented nature of the partnership: artificial intelligence, food technology, cancer and immunology research, skin medicine, hydrogen, photonics, quantum technologies and robotics. Singapore also hosts a network of more than one hundred Italian academics and researchers working in institutions such as NUS, NTU, A*STAR, Duke-NUS and SUTD.

Digital cooperation was formalised further in August 2021, when the two governments signed a memorandum covering the digital economy, electronic commerce, digital trade, emerging technologies, digital government and the exchange of policy experience.

More recent initiatives have brought institutions and companies together in semiconductors, energy transition and postgraduate education. Agreements announced in 2025 involved SACE and Singapore-based semiconductor company Silicon Box; SACE, Prysmian and Sembcorp in energy-transition projects; and the University of Turin and Nanyang Technological University in the joint supervision of doctoral programmes.

This may ultimately be one of the most important changes of the past decade: Singapore increasingly encounters Italy not only as a country of heritage and lifestyle, but also as a source of research, engineering, advanced manufacturing and technological innovation.

Two maritime nations

The sea has always been implicit in the relationship. Singapore’s position between the Indian and Pacific Oceans and Italy’s position in the Mediterranean give both countries an interest in shipping, ports, secure trade routes and efficient logistics.

The Singapore visit of the Italian Navy training ship Amerigo Vespucci in October 2024 gave this maritime connection a powerful cultural and institutional symbol. The relationship became even more concrete in February 2026, when PSA International and the Western Ligurian Sea Port Authority signed a memorandum expected to mobilise approximately US$1 billion in private investment for the modernisation of the PSA terminal at Genoa Prà. The project is intended to raise the terminal’s capacity to three million TEUs annually.

The agreement physically connects Singaporean port expertise with Italy’s ambition to strengthen its role as a Mediterranean logistics hub. It also shows how the bilateral relationship is increasingly moving from promotion and dialogue towards infrastructure and long-term investment.

Defence cooperation has developed in parallel through high-level exchanges, military training, technological collaboration and naval engagement. In May 2026, the two countries concluded a Memorandum of Understanding on defence supply-chain resilience, intended to improve their ability to respond to unforeseen disruptions.

Culture and the human relationship

Institutional agreements alone do not explain the durability of the relationship. Its human infrastructure consists of entrepreneurs, employees, researchers, teachers, artists, restaurateurs, professionals and families who have built lives between the two countries.

The sixtieth anniversary in 2025 was marked by a photographic exhibition at Gardens by the Bay presenting sixty images from six decades of political, economic, scientific, defence and cultural cooperation. In 2026, the Italian Film Festival reached its twenty-fourth edition and was described by the Italian Embassy as the longest-running Italian cultural event in Singapore.

Cinema, design, architecture, music, literature and cuisine give the relationship public visibility. But culture is not merely decorative diplomacy. It creates familiarity and trust, introduces new generations to one another and gives an otherwise institutional relationship a recognisable human character.

The Italian community in Singapore plays a particular role in this process. It is not only the beneficiary of stronger bilateral relations; it is one of their principal builders. Every Italian business established in Singapore, every researcher working in a local university, every mixed family and every cultural association adds another permanent connection between the two societies.

Towards a strategic partnership

The most recent phase has been marked by unusually frequent political contact. President Tharman Shanmugaratnam visited Italy in June 2024, meeting President Mattarella and Prime Minister Giorgia Meloni. He met President Mattarella again during a working visit to Rome in March 2026, when the two presidents welcomed growing cooperation in the economy, culture, science and defence.

The two governments are now working towards elevating the relationship to a strategic partnership through a three-year action plan. Initial high-level consultations held in Singapore in March 2026 covered political and security cooperation, science and technology, space, judicial cooperation, economic relations and culture. The wording is important: the strategic partnership remains an objective under construction rather than merely a ceremonial label already acquired.

A relationship entering its seventh decade

The history of Italy-Singapore relations is not one of sudden transformation. It is the story of a consistent expansion of trust.

It began with early recognition in 1965. It developed through air and maritime agreements, political consultations and commercial links. It acquired greater visibility through presidential visits and cultural exchanges. It then expanded into artificial intelligence, quantum technology, semiconductors, digital trade, port infrastructure and resilient supply chains.

Today, the relationship is no longer primarily about introducing Italy to Singapore or Singapore to Italy. The two countries know each other. The next phase is about what they can build together: connecting Asia and Europe, linking the Pacific and the Mediterranean, and combining Singapore’s speed, capital and regional reach with Italy’s industrial depth, scientific capabilities and creative intelligence.

As Singapore celebrates its 61st year of independence, the Italian community can therefore celebrate more than a diplomatic anniversary. It can celebrate a relationship in which it has participated directly—and to which it continues to contribute.

Happy 61st Birthday, Singapore.




L’Associazione Nazionale Carabinieri di Singapore ottiene la registrazione ufficiale

L’Associazione Nazionale Carabinieri – Sezione di Singapore ha ottenuto la registrazione ufficiale presso il Registry of Societies (ROS) di Singapore, completando così il percorso di costituzione e diventando a tutti gli effetti un’associazione riconosciuta nel Paese.

Si tratta di un importante traguardo, frutto del lavoro svolto dal Presidente Claudio Bizzoni, che ha seguito l’intero iter amministrativo per la costituzione della Sezione.

La registrazione rappresenta l’ultima tappa di un percorso iniziato con l’inaugurazione della Sezione il 22 febbraio 2026 presso l’Ambasciata d’Italia a Singapore, alla presenza dell’Ambasciatore Dante Brandi. La sede è dedicata al Carabiniere Scelto Vittorio Iacovacci, Medaglia d’Oro al Valor Militare, a testimonianza dei valori di servizio e sacrificio che contraddistinguono l’Arma.

Un secondo momento significativo è stato la celebrazione del 212° Anniversario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri, svoltasi il 5 giugno presso l’Ambasciata. In quell’occasione l’Ambasciatore Brandi ha ringraziato i volontari dell’ANC Singapore per il contributo offerto durante la Festa della Repubblica del 2 giugno, mentre il Presidente Bizzoni ha ricordato la storia dell’Arma e l’esempio di Vittorio Iacovacci.

Con il riconoscimento da parte del ROS, la Sezione ANC Singapore potrà ora sviluppare ulteriormente le proprie attività a favore della comunità italiana, promuovendo i valori dell’Arma e rafforzando il legame tra gli italiani residenti a Singapore.

Le iscrizioni sono aperte ai Carabinieri in servizio e in congedo, ai loro familiari e ai simpatizzanti che desiderano condividere i valori dell’Arma e partecipare alle attività dell’Associazione.

Per informazioni e adesioni è possibile scrivere a info@anc-singapore.org.




212° Anniversario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri celebrato a Singapore

Anche a Singapore è stato celebrato oggi il 212° Anniversario della Fondazione dell’Arma dei Carabinieri, in una cerimonia che ha riunito rappresentanti della comunità italiana, soci dell’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) e amici dell’Italia presso l’Ambasciata d’Italia.

Ad aprire l’evento è stato l’Ambasciatore d’Italia a Singapore, S.E. Dante Brandi, che nel suo intervento ha ricordato il ruolo fondamentale svolto dall’Arma dei Carabinieri al servizio dello Stato e dei cittadini italiani, in patria e all’estero. L’Ambasciatore ha inoltre rivolto un sentito ringraziamento ai volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Singapore per il prezioso contributo offerto durante le celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno, sottolineandone la disponibilità, lo spirito di servizio e l’attaccamento ai valori dell’Italia.

È quindi intervenuto il Presidente della Sezione ANC di Singapore, Claudio Bizzoni, che ha ripercorso la lunga storia dell’Arma, ricordandone oltre due secoli di servizio al Paese, caratterizzati da professionalità, dedizione, coraggio e sacrificio. Nel suo discorso ha voluto rendere omaggio ai tanti Carabinieri che hanno servito l’Italia fino all’estremo sacrificio, soffermandosi in particolare sulla figura del Carabiniere Scelto Vittorio Iacovacci, Medaglia d’Oro al Valor Militare, al quale è intitolata la sede della Sezione ANC di Singapore.

Iacovacci perse la vita il 22 febbraio 2021 nella Repubblica Democratica del Congo mentre proteggeva l’Ambasciatore d’Italia Luca Attanasio durante un attacco armato. Il suo esempio continua a rappresentare i più alti valori dell’Arma: senso del dovere, coraggio e spirito di servizio.

La celebrazione ha assunto un significato particolarmente speciale per gli italiani residenti a Singapore. Essere così lontani dall’Italia non impedisce infatti di mantenere vive le proprie tradizioni e il legame con il Paese d’origine. Momenti come questo permettono alla comunità di ritrovarsi, condividere valori comuni e sentirsi, anche solo per qualche ora, un po’ più vicini a casa.

L’evento si è concluso in un clima di amicizia e partecipazione, confermando ancora una volta il ruolo dell’Associazione Nazionale Carabinieri come punto di riferimento per la comunità italiana all’estero e custode della memoria e dei valori dell’Arma.